La Comunione con Maria

Proponiamo alla vostra attenzione questa pia pratica che esplicita ciò che San Luigi Grignion de Monfort accenna nel “Trattato della vera devozione a Maria” ai passi 266-273.

L’anima devota non mancherà di notare, con la pratica, l’attuarsi di un vero e proprio percorso interiore che, partendo dalla rinuncia al nostro nulla, porta ai vertici dell’unione con Cristo tramite l’affidamento a Maria. Unione che è destinata a consolidarsi con l’abitudine a ripercorrere questi passaggi interiori.

L’inizio di questo percorso non può che partire dal prostrarsi al cospetto di Dio, riconoscendo il proprio nulla e rinunciando alle nostre tenebre interiori.

Segue un atto di affidamento totale a Maria di noi stessi (Totus tuus ego sum…) e di tutto ciò che ci appartiene (et omnia mea tua sunt) e la supplica affinché Ella possa venire in noi a partorire il Salvatore. Chiediamo che la nostra anima, per quanto indegna ed immonda, possa fare le veci di quella Santa stalla che ha ospitato l’Incarnazione del Signore.

Il processo interiore continua fino al culmine nel quale invitiamo Gesù a levarsi ed a venire nel luogo Santo del Suo riposo, e nell’arca della Sua santificazione (Surge, Domine, in requiem tuam, et in arca sanctificationis tuae).

Dal suo climax invochiamo la discesa in noi di questa somma Luce attraverso Maria: “Deh, ridiscendete nuovamente, ve ne prego e scon­giuro, ridiscendete in Maria, vostra inseparabile sposa, il cui seno è altrettanto puro ed il cui cuore non meno infiammato d’amore divino che un dì, e vogliate benignamente discendere anche nell’anima mia, altrimenti né Gesù, né Maria, vi saranno formati, né degnamente alloggiati.

Infine si riposa in adorazione della Santa Mangiatoia lasciando che l’amore ci permei il cuore e tutto l’essere, in adorazione e ringraziamento, prostrati come schiavi davanti alla porta dove dimorano Re e Regina.

Il processo culmina con l’atto di domanda e confidenza dove chiediamo agli ospiti divini che ci hanno onorato della Loro visita, le grazie di cui abbiamo bisogno.

Vorremmo infine far notare come questo percorso interiore non è dissimile da quello che avviene nella recita dei tre Misteri del Santo Rosario nei quali, raggiunto il climax al culmine del Calvario (come nella Santa Messa), la luce ridiscende in Maria anche se in realtà, il “discendere” della luce in Maria in realtà non può che essere un attirarla a sé nella Assunzione e nell’Incoronazione.

Ogni volta quindi che ripercorriamo questi “binari” interiori non facciamo che rievocare quel matrimonio mistico che costituisce il culmine di quella che è chiamata via unitiva. Speriamo quindi che anche noi possiamo avere la grazia, un giorno, di vivere anche solo un barlume di quell’esperienza mistica di somma unione che, in ogni caso, anche se concessa a pochi in modo perfetto, deve costituire l’obiettivo di ogni cristiano.

Dopo queste considerazioni, che offriamo alla vostra meditazione, vi alleghiamo la “Comunione con Maria” secondo il metodo del Monfort. Speriamo di farvi cosa gradita.

Ave Maria!

Preparazione alla S. Comunione con Maria

Secondo il metodo del B. di Montfort[1]

Atto di rinuncia a sé e di unione con Maria.

— Mio Dio, profondamente mi umilio dinanzi a Voi, riconoscendomi indegnissimo di stare alla presenza Vostra, non solo perché io sono vile creatura, e Voi, mio Creatore, siete onnipotenza e maestà infinità; ma molto più ancora per essere io peccatore e Voi la stessa purezza e santità.
Rinunzio perciò e rimetto nelle mani di Maria SS. quanto per vostra grazia io possa avere di bene, non essendo io per la mia malizia, che un ammasso di corruzione.
Rinunzio parimente alle stesse disposizioni che ho procurato di premettere, o premetto, a questo grande atto che sto per compiere, quantunque il mio amor proprio possa farmele sembrar buone.
Rinnovo la mia consacrazione a Maria vostra Pri­mogenita fra tutte le creature, e Madre del Verbo In­carnato dicendole con tutto l’affetto del cuore: Io sono tutto vostro, mia dolce Padrona, ed è vo­stro tutto quanto io posseggo: Tuus totus ego sum, et omnia mea tua sunt.
Vi supplico perciò ardentemente, mia buona Madre, ad imprestarmi il vostro cuore, onde in esso io possa accogliere il vostro Divin Figlio, colle vostre mede­sime disposizioni.
Voi ben vedete, O Maria, che ne andrebbe della gloria di Gesù, se io lo ricevessi in un cuore così macchiato come il mio, e così incostante, che alla prima occasione potrebbe disgustarlo, od anche offen­derlo gravemente.
Deh, per quel dominio che avete sui nostri cuori, compiacetevi di venire ad abitare in me, affine di accogliere Voi stessa il vostro caro Figlio, il quale troverà per tal modo ottima accoglienza nel vostro Cuore immacolato, dacché in esso Egli non correrà certa- mente pericolo di ricevere offese, né di esserne cacciato via; Deus in medio eius non commovebitur.

Atto di confidenza. — Ed ora permettetemi, impareggiabile mia Sovrana, che ancor più confidenzialmente Vi parli. Io ben so che tutti i miei beni, a Voi donati e consacrati, sono assai piccola cosa, per onorarvi; ma ecco che colla Santa Comunione che sto per ricevere, io posso e voglio farvi lo stesso dono immensamente grande che un dì vi fece il Padre celeste. Ah, che questo è dono di cui voi vi tenete più onorata, che di tutti i beni del mondo, se io li avessi e potessi offrirveli!
Voi ben sapete, Regina mia dolcissima, che quel Gesù che infinitamente vi ama, desidera pure immensamente di prendere tuttora in Voi le sue divine compiacenze riposandosi in Voi come nel dì della sua Incarnazione, quantunque ciò debba avvenire nell’anima mia, assai più immonda e più povera di quella stalla dove non ebbe difficoltà di nascere.
Per l’amore adunque che portate a Gesù, accorda- temi ciò che per riguardo a Lui vi ho domandato, e torno a domandarvi istantemente, datemi il vostro purissimo ed ardentissimo Cuore, mentre io vi prendo, o cara Madre, in luogo d’ogni mio bene; Accipìo Te, in mea omnia: praebe mihi cor tuum, o Maria! Ah sì, lo ripeto con vivissimo trasporto d’amore, vi prendo in luogo d’ogni mio bene; o Maria, deh, datemi il vostro cuore.

N.B. — Rivolgendoti poi successivamente a ciascuna delle Tre Di­vine persone, compreso da profonda riverenza, accompagnata da il­limitata fiducia nella Divina Bontà, dirai per tre volte il Domine non sum dignus ut intres sub tectum meum, sed tantum dic verbo et sanabitur anima mea seguito dalla rispettiva preghiera.

Al Divin Padre. — Domine, non sum dignus, etc. Eterno Padre, confesso che non son degno pei cattivi pensieri e ingratitudini che ho commesse contro di Voi, mio Creatore e tenerissimo Padre, di ricevere l’Unigenito Vostro Figliolo.
Ciononostante l’Augusta mia Regina Maria m’inspira singolarissima fiducia e confidenza presso Vostra Divina Maestà; Quoniam singulariter in spe constituisti me.        Da Voi prescelta a Madre del Vostro Divin Verbo, fu sì umile che volle chiamarsi ed essere vostra schiava d’amore: Ecce ancilla Domini. Voi perciò somma­mente Vi compiaceste in Lei, e la esaltaste sopra tutto il creato, e su le più eccelse gerarchie degli Angeli. Ma anche sulla terra Voi tanto volete glorificarla, quanto più Ella amò di vivere nascosta ed umiliata, durante il suo terreno pellegrinaggio. Voi volete com­piacerla in tutto ciò che desidera e quanto chiede per noi, tutto ottiene dal vostro Cuore, avendo Voi accor­dato alle sue preghiere tanta possanza, che han quasi ragion di comando.

Óra ecco che a mia volta, con mia ineffabile e somma felicità, quantunque indegnissimo di tanta fortuna, io sono schiavo d’amore di Maria, ed Essa è la mia dolce Sovrana, essendomi a Lei consacrato intera­mente, e spogliandomi di tutto quanto Voi mi avete do­nato nell’ordine di natura e di grazia, per fargliene dono.
Potrete dunque respingere, o Signore, per quanto miserabile e vile, una creatura che è tutta in possesso di Colei che voi amate intimamente più di tutto il creato?
Certo che no. Tanto più che voi la vedete fare le mie parti presso Vostra Divina Maestà; e supplire perciò in ogni istante al difetto dell’anima mia, tanto misera e povera di virtù.

Al Divin Figlio.Domine, non sum dignus, etc. Eterno Figlio, sebbene io non sia degno di ricevervi, a cagione delle mie parole inutili e cattive, e dell’in­fedeltà mia nel vostro servizio, deh, vogliate nondi­meno avere di me pietà, poiché vi introdurrò nella Casa della Madre vostra e mia; e mi sarà dato allora di non lasciarvi mai più partire da me, mentre, come spero dalla potente intercessione di Maria e dalla grazia vostra, io sarò sempre unito con Lei: Tenui eum, nec dimittam, donec introducam illum in domum matris meae et in cubiculum genitricis meae (Cant III 4)  Orsù levatevi, o Gesù, ve ne prego, e venite nel luogo del vostro riposo, e nell’arca della vostra santificazione: Surge, Domine, in requiem tuam, et in arca sanctificationis tuae.
A differenza di Esaù, o Signore, io non voglio confidare, né confido per nulla nei meriti mei, nonché negli sforzi, fatti per ben prepararmi, ma bensì pienamente confido in quelli di Maria, mia cara Madre, come già il piccolo Giacobbe confidava nelle materne cure di Rebecca. Oso, quantunque peccatore e novello Esaù, accostarmi alla vostra santità; unicamente appoggiato ai meriti, e adorno delle virtù della vostra Santa Madre.

Allo Spirito Santo. – Domine, etc. Eterno Spirito Santo, io non son degno di ricevere il capolavoro dell’infinita vostra carità, a cagione della tiepidezza mia, della malvagità delle mie azioni e delle mie resistenze alle vostre inspirazioni. Ma tutta la mia confidenza è riposta in Maria, vostra fedele Sposa: Haec mea maxima fiducia est; haec tota ratio spei meae.
Deh, ridiscendete nuovamente, ve ne prego e scon­giuro, ridiscendete in Maria, vostra inseparabile sposa, il cui seno è altrettanto puro ed il cui cuore non meno infiammato d’amore divino che un dì, e vogliate benignamente discendere anche nell’anima mia, altrimenti né Gesù, né Maria, vi saranno formati, né degnamente alloggiati.

Ringraziamento con Maria.

N.B. — Stando interiormente raccolto e cogli occhi bassi, introdurrai Gesù Cristo nel Cuore di Maria, servendoti all’uopo delle seguenti aspirazioni

Nessun’anima, per quanto grande e santa, mai vi fu né mai vi sarà che possa ricever sì amorevolmente e degnamente Gesù, come Voi, o Maria.
A Voi pertanto io lo consegno, mia dolce Signora, affinché per me lo collochiate onorevolmente, per me profondamente lo adoriate, e perfettamente l’amiate ed abbracciandolo per me strettamente, gli rendiate in spirito e verità quei molteplici omaggi che egli merita, e Voi sola siete capace di fargli, mentre le fitte tenebre della mia mente, non mi permettono neppure di saperli immaginare.
Ed io che posso mai fare o dire, se non tenermi profondamente umiliato nel mio povero cuore alla presenza di Gesù che in Voi risiede, o Maria? …
Anzi me ne sto ora come uno schiavo alla porta del palazzo del Re, ove questi si trova a colloquio con la Regina, e nel frattempo che Voi mia Sovrana, e Gesù mio Re, parlate insieme, senza bisogno di me, io vado in spirito in cielo e per tutta la terra, pre­gando tutte le creature a voler ringraziare, adorare ed amare per me Voi, miei dolcissimi amori Gesù e Maria: Venite adoremus, venite adoremus.
Ma l’anima mia se ne torna a Voi, come colomba al suo nido, come cervo assetato alla fonte, ché l’amore non mi permette di conversare colle creature, mentre sono in possesso, per mezzo vostro, o Maria, del Creatore del mondo!

Atto di domanda a Gesù. — Eccomi, o Gesù mio, tutto unito a Voi, ed alla vostra Immacolata Madre! Permettetemi adunque che in unione appunto con Lei, io vi parli e vi domandi qualche favore degno di Voi, Dio immortale, generoso e grande nelle vostre opere, e più ancora nelle vostre misericordie. Vi domando quanto voi mi avete insegnato a domandare al vostro Padre celeste: Adveniat regnum tuum; la venuta, vi domando, del vostro regno sulla terra per mezzo della vostra SS. Madre.
Signore, qualche grazia ancora in particolare per me… pei mei cari… per la nostra patria, per la cri­stianità tutta quanta! Vi domando la divina sapienza, il vostro santo amore, il perdono de’ miei peccati, e dei peccati di tutto il mondo, la conversione dei pec­catori e degli infedeli, il trionfo della Chiesa, la pace fra le nazioni, l’estirpazione delle eresie, l’unione fra le Chiese dissidenti all’unica vera Chiesa.
Per quell’amore di predilezione che avete voluto manifestare per le anime infantili, vi chiedo, o Gesù, la conservazione dell’innocenza nei fanciulli, e della fede e morale cristiana nella gioventù, ora più che mai tanto insidiate, nonché la salvezza dei bambini infedeli.
Datemi ancora, dolcissimo Redentore ed amante dell’anima mia, l’aiuto e la forza di compiere in tutto e per sempre la vostra SS. volontà, in Maria, con Maria e per Maria. Sopra tutto concedetemi per mezzo di Lei la grazia di mai più separarmi da voi: Ne permittes me separari a Te; e di perseverare costante- mente nella fede e nelle opere buone sino alla morte.
Finalmente vi raccomando le povere anime del Purgatorio, e quelle in particolare che per qualche titolo speciale, più particolarmente mi appartengono, o per le quali sono maggiormente obbligato a pregare.

Atto di umiltà e di confidenza. — Ah, ch’io non merito d’essere ascoltato per le tante mie ingratitudini! Ma voi, Dio mio, infinitamente buono, non guardate ai miei peccati; Ne respicias, Domine, peccata mea. Ma i vostri occhi non vedano in me se non le virtù e i meriti di Maria: Sed oculi tui videant equitates Mariae!          
Rammentando i miei peccati, che altro posso io fare, o Signore, se non accusare nuovamente me stesso d’es­sere stato quel vostro e mio nemico, che con tanta cecità, baldanza ed ingratitudine li ha commessi? Inimicus homo hoc fecit; «sono io stesso il mio peggior nemico che ho commessi questi peccati». Ma voi che colla potenza della vostra grazia, trasformaste un Saulo persecutore della vostra Chiesa, in vaso di elezione, ben potete da cattiva che è, far buona quest’anima. Deh, cambiatemi adunque, o Signore, non mi abban­donate a me stesso, in cui non posso trovare di pro­prio altro che iniquità: Ab homine iniquo et doloso eripe me. Fate che io mi spogli del vecchio Adamo, per rivestirmi tutto del nuovo che siete Voi, Gesù buono, santo, amabilissimo ed amantissimo sposo, fra­tello, padre ed amico tenerissimo delle anime. Fate anzi che dove abbondò il peccato, abbondi ora la vostra grazia, in vista ed in favore di Maria, mia dolce Sovrana e Madre tenerissima.
Datemi, o Gesù, il vostro spirito di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, di sacrificio, di amore e di carità col mio prossimo. Ah! sì, vivete in me, onde io viva in Voi, di Voi, e per Voi, anzi più non viva io ma viviate Voi in me, e possa dire con verità coll’Apostolo vostro: Vivo ego, jam non ego, vivit vero in me Christus.
Bisogna dunque che Voi cresciate nell’anima mia, e che io decresca ognor più, che tutti cedano i miei di­fetti alle vostre virtù, il mio Orgoglio alla grazia vo­stra divina, la mia malnata volontà all’adorabile vostro beneplacito: Te oportet crescere, me autem minui. Ah sì, Gesù mio, è giusto, è necessario per me che voi cresciate nell’anima mia, e che io decresca. Se non meri­tano d’essere esaudite queste mie suppliche, lo merita bensì la Madre vostra santissima, che per me ve le presenta.
E voi SS. Vergine, Regina mia dolcissima, da cui mi aspetto ogni bene, datemi accesso al cuore di Gesù, fatemi scala a tanta altezza di sapienza e di santità, e permettete a questo vostro indegno schiavo di amore, di dirvene il modo. Anche il bambino osa spesso sug­gerire alla mamma sua cara com’egli brami di esserne favorito e consolato. Vi domando gran cosa, è vero; ma ve la domando in riguardo al vostro Figlio di­vino. Sapete dunque che voglio da Voi, che cosa anzi mi fa di bisogno? … che Voi la prima cresciate in me, e che io sia da meno di quel che sono stato. Se voi mi esaudite, un giorno quest’anima già peccatrice, sarà santa. Crescite et multiplicamini: «O Gesù e Maria, crescete in me e moltiplicatevi pur anco negli altri». Stendete il vostro regno in tutta la terra, e sarà un paradiso anticipato! Stabilitelo fin d’ora in questo cuore, che anela tanto al Sommo Bene, e sarà felice nel tempo, beato nell’eternità! Adveniat, fiat!


[1] La pratica è tratta da un libro, stampato nel 1935, intitolato “Un Segreto di Felicità – Manuale della vera devozione a Maria SS. E dell’Associazione della Medaglia Miracolosa”, finito provvidenzialmente nelle nostre mani. Al tempo, il Grignion non era ancora stato proclameto Santo, essendo questo avvenuto nel 1947 per opera di Papa Pio XII.

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