Non lasciamo spegnere i (nostri) Tabernacoli.

Quam dilecta tabernacula tua Domine virtutum!
Quanto sono amabili le Tue dimore Signore degli eserciti!

Ps. 84

Il Tabernacolo per definizione è il luogo eletto dove Dio si fa carne. È il Sancta Sanctorum, collegamento tra Cielo e terra, simbolo di alleanza tra Dio e l’uomo. Il tabernacolo è il Dio che si rende realmente visibile nell’Eucarestia; è il Dio che si rende accessibile nell’Ostia Santa. Esso testimonia fisicamente l’esistenza di un Principio superiore ma soprattutto dimostra il suo collegamento con la materia e ne costituisce di fatto un punto di ancoraggio e di manifestazione sulla terra.

Per quest’ultimo motivo il tabernacolo assume importanza capitale in quanto dimostrazione della dignità e sacralità dell’esistenza umana: fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza. È possibile (anzi doveroso) per l’essere umano affrancarsi dalla sua natura di servo per essere elevato alla stregua di Erede e Figlio, partecipando così della natura divina. Il vero fine della vita umana è quindi alto e nobile ed è l’unione con Dio.

Proprio per quanto esso rappresenta, il tentativo di satana e delle sue orde, è sempre stato, ed è tutt’ora, quello di spegnere i tabernacoli, cancellarli dalla faccia della terra. Nessuno deve più ricordare l’alto retaggio della propria esistenza, nessuno deve nutrire alti ideali ed aspirare al Cielo, ma tutto deve essere ridotto alla terra, al bisogno e all’orizzonte immediato.

Se si comprende questo, diviene evidente il perché del pessimismo e dell’odio ontologico verso Cristo (e quindi verso l’uomo) che permea la società attuale. In questa società, che si vanta di essere laica e “per i diritti”, non solo l’uomo viene ridotto a mero accidente biologico ed equiparato all’animale, ma viene addirittura catalogato come specie dannosa e nociva per l’equilibrio dell’ecosistema, preparando così la strada per il suo probabile futuro sterminio.

In questa visione del mondo, presentata in modo abilmente edulcorato, non essendovi più orizzonti e riferimenti spirituali, l’uomo diviene schiavo: di sé e dei propri appetiti prima di tutto ed alla mercé dei vari tiranni che si avvicendano, poi. Essi, non dovendo più corrispondere a nessuna norma etica, essendo questa divenuta relativa e modificabile a piacimento, a seconda del tornaconto e del momento, possono di fatto fare il bello ed il cattivo tempo senza più alcun limite. L’unico limite sarà eventualmente quello imposto dalla necessità di convincere il popolo bue della convenienza di questo o di quest’altro, tramite un’appropriata propaganda la quale saprà oltrepassare ogni finestra di Overton e far credere come necessario qualsiasi cosa. Oggi abbiamo di questo un esempio lampante. È quanto mai reale ed attuale l’affermazione di G.K. Chesterton il quale affermò che quando l’uomo smette di credere a Dio inizia a credere in qualsiasi cosa.

Occorre ricordare brevemente come si è potuti arrivare a quanto sopra descritto. Momento fondamentale è stato certamente la Riforma di Lutero, denominata da un esimio studioso dell’800, come l’eresia eretta a sistema. Non a caso il “riformatore” aveva in abominio i tabernacoli, avendo speso instancabilmente le proprie energie per lottare contro il Sacrificio della Messa e per ridurre il rito da “Sacrificio” a semplice “cena” o “ricordo” e, in questo modo, eliminando completamente il collegamento soprannaturale. Non a caso egli parlò poi di servo arbitrio sostituendolo al cattolico libero arbitrio, dimostrando così il collegamento naturale tra vita spirituale e libertà e tra negazione della vita spirituale e schiavitù.

Si potrebbe dimostrare, ma non è certo questa la sede, come, da questo evento nefasto della la storia umana, sia derivato il trionfo del capitalismo selvaggio ed in definitiva i crimini efferati delle diverse rivoluzioni che si sono succedute, i quali fanno parte, di fatto, di un unico processo di sovversione dell’Ordine chiamato da Plinio Correira de Oliveira, Rivoluzione. Essi sono culminate poi nelle guerre mondiali e nel baratro della situazione distopica dei giorni nostri. 

Tutti gli eventi che sono stati sintetizzati sopra, sono potuti accadere proprio a motivo della soppressione del collegamento soprannaturale tra Dio e l’uomo. Per questo motivo il tabernacolo, emblema vivente di questo collegamento, diviene oggi simbolo di lotta per la libertà e la dignità umana.

È un fatto che, fintanto che vi sarà un tabernacolo acceso sulla faccia della terra, vi sarà speranza per l’uomo e per l’umanità tutta. Lì c’è Gesù! Occorre essere consapevoli di questo. Il nemico da sempre vuole spezzare il collegamento tra l’uomo e Dio e mai come oggi sembra che la sua opera sia ad un passo dal compimento. Perciò ha in abominio i Tabernacoli e tutto ciò che da essi deriva. Compito nostro è invece quello di preservarli e custodirli gelosamente.

Primo Tabernacolo è quello che, materialmente e acceso, risiede nelle chiese, dove è custodito l’Eucaristico Re. Esso è perciò inscindibilmente collegato con il Sacrificio della Santa Messa che, rinnovando quello di NSGC sul Calvario, di fatto lo costituisce costringendo il Verbo a farsi carne e a dimorarvi. In riferimento a questo, alla luce di quanto accennato sopra in proposito alla riforma protestante, è accertato che proprio il passaggio dalla Messa in Vetus Ordo a quella in Novus, sia avvenuta sotto questo influsso, ovvero con l’intento di avvicinare il Sacrificio cattolico alla cena protestante. Oltre alla modifica sostanziale di diversi punti del rito che potete trovare descritti in precedenti articoli, punto fondamentale è certamente la posizione del Sacerdote: nel Vetus il Sacerdote guarda al Calvario e vi conduce il popolo, creando di fatto un collegamento verticale tra la Luce che discende e l’umanità che vi aspira. Nel Novus, la posizione del sacerdote è con le spalle al Calvario. Egli gira le spalle al Monte del Sacrificio e crea un collegamento orizzontale, circolare con il popolo che guarda, mettendosi sullo stesso piano con esso. Le conseguenze soprannaturali di ciò certamente non possono essere trascurabili. Oltre a ciò, insieme alla generale decadenza e perdita di sacralità vi è da considerare la perdita di centralità dello stesso Tabernacolo che viene spesso relegato in cappelle laterali (quando non di peggio) a scapito del protagonismo del sacerdote (che invece dovrebbe “sparire” per lasciar posto al sacrificio, vero protagonista).

Secondo Tabernacolo: il primo tabernacolo dovrebbe riportarci al secondo, costituito dall’anima umana. Ognuno di noi è infatti tempio di Dio ed ognuno di noi ha il dovere di onorare e vivificare tale tempio attraverso una vita spirituale che lo porti a risplendere. In questo senso l’adorazione di Gesù Sacramentato nel tabernacolo (esteriore), non ha che l’effetto di riportarci al nostro tabernacolo interiore. Scopo della vita cristiana, purtroppo sconosciuto anche alla stragrande maggioranza degli stessi cristiani, è l’unione intima con Dio, il matrimonio mistico che si consuma in ciò che tradizionalmente è stata definita via unitiva. Lo Sposo è Cristo, la sposa è l’anima umana resa pura dalla via purgativa e resa sapiente nella via illuminativa. L’anima umana, purificata nel crogiuolo della prova e resa immacolata, diviene allora orto chiuso e fonte sigillata[1] accessibile solo all’Amato. La vita è trasfigurata, lo Spirito Santo agisce mentre il nostro piccolo ego si annulla: Vivit ego, jam non ego, vivit vero in me Christus[2], Cristo è nato ed agisce in noi.

Tale processo interiore è raffigurato in modo perfetto da ciò che potremmo considerare quel Sommo Tabernacolo che è l’Immacolata, creatura eletta che con il suo fiat permise al Verbo di farsi carne. Essa è per noi Ianua Coeli, Porta del Cielo, Mediatrice e Corredentrice. Cristo non può nascere in noi se non accogliamo Lei nella nostra indegna mangiatoia. Se quindi satana ha avversione per i tabernacoli, a maggior ragione ne avrà per la Vergine Maria e per tutto ciò che sia autenticamente mariano.

Consapevoli di come sia vitale preservare ogni Tabernacolo, per ciò che è e rappresenta, in questo periodo di Avvento, in cui aspettiamo la nascita del Salvatore, dedichiamoci, quindi, con rinnovato fervore, all’Adorazione del Santissimo Sacramento, consci del fatto che davvero, in questo mondo, e particolarmente ora, è l’unica Luce in un buio profondo. Venite Adoremus …


[1] Can 4, 12

[2] Gal 2, 20-21 Vulgata

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