Demoni tibetani e Messa in latino

Per gentile concessione di Renovato 21 pubblichiamo l’ultimo articolo di Roberto Dal Bosco

Fonte originale: https://www.renovatio21.com/demoni-tibetani-e-messa-in-latino/

«Se siamo una minoranza così insignificante, perché Papa Francesco ha voluto attaccare la Messa tradizionale?»

In varie omelie delle Sante Messe tridentine di domenica scorsa che ho sentito, la domanda è stata posta, implicita o esplicita, sempre.

Perché impedire quella che è erroneamente chiamata «Messa in latino» se essa riguarda un numero esiguo di persone, molte delle quali erano state ammansite dalla licenza data da Ratzinger quasi tre lustri fa? Non era più saggio far durare questo compromesso di cartapesta, lasciare un po’ di aria al nemico, di modo che non abbia reazioni imprevedibili? No, neppure questa rovinosa saggezza democristiana oramai è contemplata dagli angeli sterminatori del Vaticano. Terra bruciata contro la Messa di sempre. E così sia.

Ma, ancora, perché?

Si sono sentite alcune risposte: la più convincente è quella che vuole ristabilire il primato della lex orandi della messa volgare: che vuol dire che solo quest’ultima è l’espressione di preghiera legittima, e quindi legittima rappresentazione della lex credendi, cioè la definizione ultima della Fede.

Queste formule, in apparenza complesse, servono solo a spiegare che cancellando la Messa tridentina si vuole cancellare la sua base metafisica, e definire per sempre la natura della Santa Messa come la voleva il Concilio Vaticano II: non più il sacrificio di Cristo, ma la sua «commemorazione», a favore dell’«assemblea» (quindi, ci pare di capire, a porte chiuse la messa nuova non si può fare).

Non una funzione divina, ma un «evento», come un concerto (appunto, le chitarre), un comizio (appunto, i discorsi su immigrati etc.), una «sosta» (come la ho sentita spesso chiamare dal Priore di un grande santuario: sì, una pausa, dove metti in stop soprattutto il cervello e perfino le orecchie). Uno spettacolino umano, e infatti ci stanno bene anche gli applausi, le barzellette, gli schiamazzi, l’Eucarestia lanciata come un freesbee.

Annullare la Messa come Sacrificio materiale di Cristo porta giocoforza a cancellare Cristo stesso. Non è un obbiettivo secondario, nel Vaticano che vuole timbrare una volta per tutte la sua trasformazione da ente celeste – la Chiesa è fondata da Dio stesso – a ONG mondialista retta da cripto-omosessuali. Anzi: neanche tanto cripto. Gesù è una pietra d’inciampo alla mutazione vaticana in corso, alla quale modernisti e massoni lavorano da secoli.

Quindi, eliminiamo il Corpo di Cristo dalla Santa Messa – eliminiamo la Messa incentrata non sullo show dei pretini, ma sulla Santa Eucarestia – perché dobbiamo disintegrare Cristo dalla storia umana.

È un modo di vedere le cose che i cultori del tradizionalismo ben conoscono. Togliere Cristo dalla Santa Comunione per farne una storiella, un mito astratto e lontano cui al massimo ispirarsi per un paio di cose, è ciò che credono e per cui lavorano numerosi preti, vescovi e cardinali italiani, tedeschi…

Tuttavia, volevo qui provare a dare una risposta diversa, e rischiosa. Qualcosa che riguarda un piano spirituale, sottile.

Vorrei parlare del ruolo delle Sante Messe nel contenimento del Male, nel senso personale della parola: della lotta contro le legioni dei demòni di cui parlano le scritture. Proprio così: senza tanto pudore, tratterò di Satana e dei suoi diavoli, in un discorso per il quale, ad una conferenza di tanti anni fa a Rimini, avevo coniato il termine «Geodemonologia».

Allora: chi di noi non si è chiesto, nella propria vita, come mai nel nostro continente vi siano così tante chiese, con una distanza media di poche centinaia di metri l’una dall’altra.

Un altra domanda che chi ha viaggiato per gli altri continenti ad un certo punto si pone, è come mai altrove siano così evidenti i casi di possessione diabolica: chi è stato in Africa sa di cosa sto parlando. La possessione laggiù è un fatto pubblico naturale, che  spesse volte si manifesta spontanemente, ad esempio, durante la Santa Messa.

Per rispondere, voglio ricordare un affascinante pensiero del buddismo tibetano. Non a caso, i primi missionari, come Ippolito Desideri, vedevano nelle strane simiglianze tra il cattolicesimo e la religione dei Lama uno strano scherzo del demonio ingannatore.

Scondo la leggenda, Padmasambhava  – che significa «nato dal loto» –fu il primo  monaco che arrivò in Tibet con lo scopo convertire questa terra al culto del Budda. L’impresa non era immediatamente conseguibile: doveva prima sconfiggere i demoni, che gli esperti hanno sempre letto come la rappresentazione degli dèi tibetani dell’era prebuddista. Siamo verso l’VIII secolo dopo Cristo.

Padmasambhava quindi edifica il primo tempio della regione. E qui viene il collegamento con quanto stavo scrivendo poco sopra: per il folclore tibetano, ogni tempio buddista è un chiodo che serve ad inchiodare Srinmo, il demone che si era adagiato su tutta la distesa del Tibet. Cioè un demone grande come tutta la sua terra, che coincide interamente con essa – e cioè, il demone che era (cioè, che è) il Tibet stesso.

Srinmo, il demone grande come il Tibet, puntellato dai templi eretti per sconfiggerlo

Trovo che questa immagine della demonessa Srinmo, trafitta e sconfitta dai templi sorti su di essa, sia di immane chiarezza. Trovo che questo racconto, fuor di metafora, sia la spiegazione migliore che io abbia mai sentito sulla presenza di tutte queste chiese in Europa. Ogni Chiesa edificata in fondo non è stato altro che un capitolo di un enorme lavoro di «pulizia». L’esorcismo totale di un intero continente. Più chiese, più chiodi, meno demoni…

Perché le chiese, grazie alle Messe, sono il luogo centrale di tutta la religione: lì, per miracolo della transustanziazione, c’è Dio stesso, c’è il suo corpo. Ogni chiesa, grazie alla Messa, diventa luogo materiale della presenza di Cristo, della «presenza reale».

Ne consegue che le chiese – che anche quando non hanno la Messa possono contenere Dio nel tabernacolo – sono un immane lavoro di esorcistato su base geografica. Sono «centrali di lotta geodemonologica». Laddove è la presenza reale, i diavoli non possono che fuggire.

Laddove è Dio, non possono esservi i demòni. E cioè, gli idoli dei gentili, vecchi e nuovi. Demoni antichi, per esempio quelli che abitavano l’Europa prima della venuta di Cristo.

Come da Salmo 95: Omnes dii gentium daemonia, gli dèi dei gentili sono demòni. Oppure i demoni moderni, che la tecnica ha moltiplicato e reso ancora più distruttivi. «Hanno sacrificato a demoni che non sono Dio, a divinità che non conoscevano, novità venute da poco» scrive il Deuteronomio al capitolo 32.

Queste divinità moderne, «venute da poco», altro non sono che maschere di quei dei gentium antichi ai quali gli uomini compivano sacrifici prima che Nostro Signore discendesse sulla Terra, prima che la Chiesa di Cristo né eliminasse la presenza e perfino il ricordo piantando su tutto il nostro continente dei palazzi dove era gelosamente conservato il Corpo di Dio.

I demoni che chiedevano sacrifici umani (Baal, Moloch, Quetzalcoatl, Kali, etc.) ora hanno cambiato nome: si chiamano guerra, riproduzione artificiale, droga, sfruttamento, aborto, scienza, globalizzazione.

Sì, solo la maschera è nuova: ciò che demandano agli uomini non cambia mai. Vogliono il loro sangue, la loro prole, la loro dignità, la loro morte. Sono dèi a cui l’uomo deve sacrificare il suo simile e il suo figlio, al contrario esatto di Cristo, Dio sacrificatosi per l’uomo suo simile e suo figlio.

La differenza, il lettore può capirlo, è davvero tra il Male ed il Bene.

La presenza reale ha esercitato la sua potenza totale sulla geografia d’Europa per secoli e secoli, forse un millennio e mezzo. Almeno, fino a poco fa. Ora, grazie al Concilio e ai suoi figli come Bergoglio, stiamo assistendo, in miriadi di video visibili in rete, alla visione di intere cattedrali in (Olanda, in Francia… e ora anche in India e ovviamente nella Cina dell’accordo sino-vaticano voluto, chissà perché, dalla cricca di Francesco) abbattute per fare spazio a chissà cosa, supermercati, condomini…

La realtà è che non si tratta di quel che vi dicono – abbattiamo quelle chiese, anche antiche, perché non ci va più nessuno – ma probabilmente di un piano preordinato dal clero modernista con direttive specifiche: per liquidare il Cristianesimo, devi liquidare innanzitutto le sue chiese, e perfino le proprietà immobiliari ad esso legate.

Nel palazzo che un tempo fu il seminario di una grande città cattolica, oggi l’ospedale (che ha acquisito dalla diocesi quello spazio) farà forse, mi hanno detto, le analisi di sangue-pipì-cacca. So in vari luoghi di chiese sconsacrate dal vescovo in un nanosecondo, e di altre chiese private dove i religiosi, invece che gioire per potervi dire la Messa (e così, piantare un chiodo nel corpo del demone…), suggeriscono la loro trasformazione in una birreria, una sala concerti, o in un centro Yoga.

Per probabile ordine dall’alto, stanno liquidando le chiese: non c’è alcuna sorpresa, quindi, nel vedere che ora liquidano l’unica vera Messa, quella incentrata tutta su Dio e sulla Sua presenza. Se avete seguito il mio ragionamento, avrete capito che quello era l’obbiettivo sin dal principio.

Quale sarà il risultato di questo piano, qualora dovesse riuscire agli zucchetti congiurati? Nel piano concreto, della sociologia e della vita quotidiana, quello che vedremo è l’ulteriore, definitiva scristianizzazione dell’Europa.

Se invece scendiamo al piano sottile, quello della lotta fra il Bene e il Male, quello dei chiodi piantati sui demoni terrestri, ebbene, la conseguenza, concatenata alla scristianizzazione, sarà la realizzazione delle condizione per una possessione diabolica mondiale.

Intere città, interi Paesi, interi continenti – tutti di ritorno fra le mani unghiose del princeps huius mundi. Piccoli comuni, paesi, Italia, Europa, mondo – tutti ri-paganizzati, ri-satanizzati.

E così, sparendo il Sacrificio di Cristo della Santa Messa di sempre, riapparirà definitivamente il sacrificio umano.

Ora, in questo Anno del Signore 2021 – dove miliardi di persone sono obbligate a pozioni di stregoneria genetica fatti con il sacrificio di feti abortiti, dove altrettanti miliardi sono esposti al calcolo utilitaristico per cui la loro morte è un’immolazione accettabile alla causa pandemica, dove migliaia di persone (soprattutto: giovani) sono private delle loro libertà più intime –  dovete essere davvero ciechi per non capire che questo sta già accadendo, che questo è la condizione nella quale dovremmo vivere e morire, che questo è il nuovo sistema operativo dell’umanità: la Necrocultura.

Il sacrificio umano è tornato. Per questo vogliono abolire l’unica cosa che vi si può opporre: il sacrificio divino.

Roberto Dal Bosco

Immagine di Tcapper1 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata

Un pensiero su “Demoni tibetani e Messa in latino

  1. Giovanna Delbuono

    Stanca di ascoltare le scipite omelie parrocchiali prive di visione soprannaturale, ho cercato fra varie Chiese. Grazie al covid e alla serrata generale civile e religiosa, avevo ripreso in mano il mio Messale del 1961. Avevo precedentemente scritto”” mi sono accorta che eravamo stati derubati della Santa Messa”. Non appena è stato possibile nel 2020 sono di corsa andata alle Messe dei Sacerdoti di Cristo Re e non ho alcuna intenzione di ritornare in parrocchia o altrove. Non ho alcuna intenzione di rinunciarvi, non voglio, non posso e so che non devo. Per dolorosa esperienza ho constatato che l’Ordine dei Gesuiti è pieno di eretici, che i Francescani sono una onlus governativa, salvo qualche povero frate.
    Il mese scorso mi sono aperta con un Sacerdote che conosco da una vita, il Canonico don Lello, una vocazione sincera la sua. Ho vuotato il sacco, lui era sconvolto, si copriva il volto con le mani:” lasciate la Chiesa Madre buia come una caverna, non un fiore, la Cappella del Santissimo fa impressione, cosa state facendo? Ma vi rendete conto che qui non viene più nessuno? È questo il risultato della Messa conciliare? Questa era la città della Madonna della Misericordia, e nel giorno della Apparizione al Suo Santuario aveva celebrato a porte chiuse, quando dovevate aprire alla Misericordia di cui abbiamo bisogno! Non una processione, non preghiere, non penitenze, niente di niente! E l’Altare maggiore? Guardalo: chi si ricorda che è il Golgota del Sacrificio? Cosa celebrate? Cosa offrite al Padre? Pane e vino, frutto del nostro lavoro, o il Corpo Santissimo di Cristo immolato?”
    A quel punto il povero Canonico don Lello era dietro la mascherina e le sue mani.
    Gliele ho strette, al diavolo il covid e i suoi padroni.
    Sono uscita chiedendo al Signore che cosa avessi fatto…..ma la settimana dopo la Cattedrale era piena di luci e fiori. Almeno questo, forse si era mosso il digitus Paterne dexterae. Per quel che mi riguarda vado volentieri in carcere, non mi vaccino, non abiuro, faccio a meno di tutto ma non del mio Signore.
    L’ho riacquistato per Sua grazia, la mia conversione è stata una grazia, e come per tutti i convertiti è stata una grazia passata attraverso un grande dolore, un percorso doloroso. Ma ora dal Signore non mi stacca più nessuno. Mi accorgo che chi non crede va come pecora all’ovile del vaccino e crede alla TV.
    Preghiere a Cristo Re e alla Madre Santissima. Giovanna

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