Maria nostra madre

Nei primi due articoli della nostra rubrica di formazione mariana, abbiamo parlato della necessità (per Volontà di Dio) della devozione alla Madonna per la nostra stessa salvezza e dei suoi fondamenti teologici.

Proseguiamo, senza avere la presunzione di esaurire questioni alle quali possiamo certo accostarci con la fede e la ragione ma che, toccando il mistero, superano la nostra povera intelligenza, in questo percorso di approfondimento su tematiche di spiritualità mariana per conoscere sempre meglio la Santissima Vergine, amarla e farla amare sempre di più e per dare giusta lode a Lei e, per mezzo Suo, a Dio stesso affinché sia esaltato per le meraviglie che ha operato in questa Sua mirabile creatura. Tante volte diciamo che Maria è la nostra mamma del Cielo ed in fondo questo è il cuore di una spiritualità mariana autentica e realmente vissuta: il nostro rapporto filiale con l’Immacolata. Che cosa vuol dire che Maria è nostra Madre? Per quali ragioni la Vergine ci ama così tanto da offrire il Suo stesso Figlio in sacrificio per la nostra salvezza? Quando la Madonna è diventata nostra Madre? Come Ella esercita questa maternità verso di noi? 

Anche in questa occasione occorre premettere che il mistero (e la realtà!) che stiamo approfondendo, non si giustifica solo sul piano sensibile dei sentimenti: al contrario, essa ha un fondamento pienamente evangelico e dottrinale (tanto che la stessa Chiesa con il suo insegnamento perenne e tantissimi Santi con la loro vita e i loro scritti, c’incoraggiano a crederla e viverla). Ma anche la ragione ci viene in aiuto suggerendo che, come nell’ordine della natura noi abbiamo bisogno di un padre e di una madre, così anche nell’ordine della grazia, cioè della vita soprannaturale, dobbiamo avere un Padre (Dio) e una Madre (Maria).

Noi eravamo morti a causa del peccato e riceviamo la vita nuova per mezzo di Gesù Cristo, ma quello stesso Salvatore ci viene dato per mezzo della Santa Vergine. Dunque Maria è nostra Madre perché è Colei che ci dà la vita della grazia, Gesù Cristo.

Quali sono le ragioni per cui Maria ci ama? Lo spiega, S. Alfonso M. De Liguori, nella sua opera “Le Glorie di Maria”. Innanzitutto perché Ella ama Dio e l’amore verso Dio e il prossimo rientrano nello stesso precetto e al crescere dell’uno progredisce anche l’altro. In secondo luogo l’Immacolata ci ama perché le siamo stati affidati direttamente da Suo Figlio sul Calvario: se noi siamo il prezzo della morte di Gesù, Ella stimerebbe poco il Sangue del Suo stesso Figlio se non ci amasse infinitamente. 

La Madonna ci accompagna in tutto il cammino della nostra vita e noi avvertiamo questa Sua presenza materna fin da piccoli perché Dio ha scolpito questa realtà nel nostro cuore, nella nostra anima. E’ lo Spirito Santo che, quando comunica all’anima la vita di Gesù, le infonde anche questo amore invincibile verso Maria, Sua sposa. Pensiamo ad esempio con quale spontaneità i bambini e i fanciulli siano attratti dalle immagini della Madonna o s’incantino di fronte alla preghiera dell’Ave Maria! Nella storia i popoli cristiani hanno sempre onorato la Vergine con Santuari, pellegrinaggi, piccole maestà che adornano le vie delle nostre campagne e dei nostri paesi. E questo impulso verso Maria si può dire sia nato con la nascita stessa del Cristianesimo. Poi la Chiesa ha sempre assecondato la pietà popolare verso l’Immacolata moltiplicando le feste in Suo onore, il Suo culto e i Suoi titoli e privilegi. 

Ma Maria è presente soprattutto nel momento più importante della nostra vita che è la nostra morte, donandoci la grazia della perseveranza finale affinché non perdiamo l’ultima battaglia in cui grandi sono le angustie dell’anima delle quali si serve il demonio per impadronirsene: il rimorso per i peccati commessi, il tempo e le grazie sprecate, il timore del giudizio particolare imminente, il dubbio della propria salvezza, ecc. Felice è la morte dei figli di Maria: in quel momento le potenze dell’inferno si scatenano, ma la Vergine Maria è presente, scrive S. Bonaventura, insieme all’Arcangelo S. Michele e a tutti gli angeli, per difendere e confortare quell’anima a Lei così cara, le va incontro e la presenta al giudice Suo Figlio ottenendone la salvezza. Infatti, assistendo sul Calvario alla morte dei Figlio, Ella ha ricevuto il potere di assistere tutti i suoi figli che le sono stati affidati da Gesù. Il momento della morte sarà dolce per l’anima che si ricorderà di aver amato la Madonna; Ella sarà fedele verso quei figli che l’hanno onorata e servita con digiuni, Rosari, visite, ecc. e che si sono spesso raccomandati alla Sua protezione, perché se anche noi spesso non riflettiamo sulle parole che pronunciamo quando preghiamo o le dimentichiamo, la Madonna sarà fedele a coloro che durante la loro vita, recitando l’Ave Maria molte volte, l’hanno invocata “nell’ora della nostra morte”.

Se anche in passato fossimo stati dei grandi peccatori, ciò non impedirà di ricevere questa consolazione se, d’ora in poi, decidiamo di servire e amare questa buona Madre. Infatti, come Ella stessa rivelò a S. Brigida, Maria è madre non solo dei giusti e degli innocenti, ma anche dei peccatori purché si vogliano emendare in quanto una creatura perfetta e pura come l’Immacolata non può essere madre di un’anima che sia ostinatamente nel peccato mortale. Ella non rigetta la preghiera del peccatore che vuole emendarsi, la quale, sebbene di per sé non possa avere meriti, può ottenere la grazia, proprio per l’intercessione di Maria, di pentirsi, ravvedersi, tornare a Dio ed ottenere il perdono. Maria vuole la conversione dei peccatori perché, come una buona mamma non può tollerare che due suoi figli siano in discordia tra di loro, così Ella non può sopportare che un suo figlio possa separarsi da Gesù. Per questo S. Bernardo esorta, anche chi avesse avuto la sventura di perdere la grazia divina, di cercare di recuperarla per mezzo di Maria. Ella pregherà il Figlio Suo di perdonarlo ed Egli non potrà non esaudirla. Con la devozione a Maria, nell’anima del peccatore si dirada la notte del peccato e spunta l’aurora di un nuovo giorno nel quale essa s’incammina nella via delle virtù. La Vergine, ricorda S. Agostino, è l’unica speranza dei peccatori che vogliono emendarsi. Scrive in proposito S. Alfonso: “chi ha perso la luce del sole, cioè la grazia divina si rivolga alla luna, preghi Maria ed Essa gli darà luce per conoscere la miseria del suo stato e forza per uscirne presto”. S. Brigida la chiama “Stella che precede il Sole” nel senso che una vera devozione a Maria in un’anima peccatrice è segno sicuro che tra poco in essa verrà Dio ad arricchirla con la Sua grazia. Maria non respinge nessuno che ricorra alla Sua protezione, chi ricorre a Lei non si perde. 

Maria ha questa missione di Madre universale: come Gesù è stato plasmato nella natura umana nel grembo verginale della Madonna, così gli uomini devono lasciarsi plasmare da Lei per divenire sempre più simili a Gesù, come afferma S. Massimiliano Maria Kolbe: “Nel grembo di Maria l’anima deve rinascere secondo la forma di Gesù Cristo”. E questa trasformazione è operata dallo Spirito Santo che, quanto più troverà Maria presente in quell’anima tanto più potrà operare in essa.

Quando siamo divenuti figli di Maria? E’ sul Calvario, ai piedi della Croce, che Maria ci ha misticamente “partoriti”, con un parto che, a differenza di quello di Gesù, è stato infinitamente doloroso: un dolore interiore, spirituale, derivante dalla sofferenza di una Madre che vede morire l’innocente Suo Figlio in Croce. Ma se sul Calvario Maria ci ha “partoriti” come Suoi figli, vuol dire che Ella già ci portava nel Suo grembo. E allora quando possiamo dire di essere stati misticamente “concepiti” nel grembo verginale di Maria? Sin dal momento dell’Annunciazione: come insegna S. Alfonso, fin da quel momento Ella aveva compreso che sarebbe diventata Madre di Dio ma anche Madre nostra. Dio non poteva tenerle nascosto che avrebbe avuto anche questa missione verso ciascuno di noi. Ed Ella acconsentì. Accettò e ci portò nel Suo grembo, nel silenzio e nell’attesa, fino al Calvario, quando ci ha partorito nel dolore. Da quel momento inizia la sua azione diretta su ciascuno di noi. Ma Maria ci ha scelti personalmente fin dal momento dell’Annunciazione! Ci ha voluto, ci ha desiderato, Ella ci ha amato talmente tanto da acconsentire alla morte del Suo Figlio Gesù per salvare le anime nostre! Ha dato in cambio il Suo Figlio per avere noi. Pensiamo all’amore di Maria per noi: dopo il grande fiat dell’Incarnazione, ora Gesù Le chiede un altro sì, molto più difficile e doloroso: diventare la Madre dei Suoi crocifissori! Pensiamoci bene: le parole di una madre amorevole come Maria avrebbero esercitato su Pilato, che già era abbastanza convinto dell’innocenza di Gesù, un’influenza tale da impedirgli di condannarlo a morte; ma Maria non volle dire neppure una parola a favore del Figlio per impedirne la morte che era necessaria per la nostra salvezza! Alcuni Santi, tra cui S. Anselmo, si spingono ad affermare, in modo paradossale, che qualora non ci fossero stati i carnefici, Ella stessa lo avrebbe crocifisso per obbedire alla Volontà del Padre! Poteva Lei, la più perfetta e pura delle creature essere da meno al sacrificio del figlio che ad esempio era disposto a compiere il patriarca Abramo? Oh, quante lacrime siamo costati alla nostra buona Madre del Cielo e allora come potremo noi rifiutare di considerare l’Immacolata come nostra Corredentrice e l’invito ad entrare nel Cuore di una così tenera madre?

Dunque Maria è la nostra Mamma del Cielo. Il S. Curato d’Ars diceva: “neppure in Cielo la Madonna può godersi in pace il Paradiso, perché è come una mamma che ha i figli fuori casa e ne attende il ritorno”. Maria non si stancherà mai di amarci anche se noi ci dimenticassimo di Lei. S. Agostino fa questa splendida riflessione: su questa terra, quando un figlio è nel grembo della madre non vede la mamma però è dentro di lei e da lei riceve ogni cosa di cui ha bisogno per vivere. Così è per noi devoti di Maria: in questa vita Ella ci porta nel Suo grembo, la nostra vita dipende da Lei, ma non la possiamo vedere. Il giorno della nostra morte, sarà il giorno in cui Ella ci darà alla luce della vita vera, la vita eterna, e finalmente noi la vedremo!

Come ricorda il padre Giuseppe Schryvers nel suo libro “La madre mia”, se pensiamo alla nostra vita, non potremo non verificare che la Madonna ci è stata vicino da sempre, fin da prima che nascessimo ottenendoci la grazia di genitori che ci hanno fatto nascere, così in ogni momento della nostra vita, soprattutto in quelli più difficili: nelle pene viene quasi spontaneo all’anima di rivolgersi a Maria. Anche quando siamo più lontani, la Madonna non smette mai di vigilare su di noi, con discrezione perché siamo liberi, cercando però di suscitare in noi qualche moto interiore per tenerci lontani dal peccato: un pensiero, un avvertimento, un senso di vergogna, una commozione dell’anima, un germe di pentimento, ecc. fino a spingerci verso la confessione. Ma anche quando già facciamo un cammino di fede abbiamo comunque costante bisogno di questa Madre perché l’anima sarà sempre per Lei come un bambinello da nutrire e basta un moto di orgoglio, superbia o vanagloria per disperdere tutti i meriti acquistati con le buone opere, le preghiere e i sacrifici. Scrive ancora il p. Giuseppe Schryvers nel libro “La madre mia”, che così come una mamma terrena attinge alla sua sostanza per dare il suo latte al bambino, così l’Immacolata riceve la vita di grazia da Gesù e poi ci dona l’alimento necessario per sostenerci nella vita di Gesù. E’ Gesù stesso che ha affidato alle Sue amorevoli cure e protezione, ciò che di più caro ha sulla terra: la nostra anima e il suo progresso spirituale! S. Massimiliano M. Kolbe dice: “Come il bambino comprende che stando vicino alla mamma crescerà e sente istintivamente che succhiando il latte dal suo seno vivrà, così l’anima sa che non crescerà se non vicino alla Madre di Dio”.

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