La bellezza dell’Anno Liturgico

Ci avviciniamo all’inizio di un nuovo anno liturgico. Pubblichiamo per l’occasione l’introduzione alla importante opera di Dom Prosper Gueranger che consigliamo vivamente di leggere; un’opera per l’approfondimento e la meditazione del Mistero cristiano la quale ha nutrito innumerevoli generazioni di anime innamorate di Dio. Leggendo questo testo, che ci accompagna per l’intero anno, ci si rende conto della ricchezza e della profondità di significati spirituali della liturgia cattolica e si realizza dolorosamente quale enorme perdita sia la sua dimenticanza.

Il primo dei beni

La preghiera è per l’uomo il primo dei beni. Essa è la sua luce, il suo nutrimento, la sua vita stessa, poiché lo mette in rapporto con Dio, che è luce, nutrimento e vita[2]. Ma noi da soli non sappiamo pregare come si deve[3]; è necessario quindi che ci rivolgiamo a Gesù Cristo e gli diciamo come già gli Apostoli: Signore, insegnaci a pregare[4]. Egli solo può sciogliere la lingua dei muti, rendere eloquente la bocca dei fanciulli, e opera questo prodigio inviando il suo Spirito di grazia e di consolazione[5], che viene in aiuto alla nostra debolezza, supplicando in noi con gemiti inesprimibili[6].

Lo Spirito Santo, spirito di Dio

Ora, su questa terra, è nella Chiesa che risiede questo divino Spirito. È disceso su di essa come un vento impetuoso, mentre appariva sotto l’emblema espressivo di lingue infuocate. Da allora ha la sua dimora in questa Sposa felice: è il principio dei suoi movimenti; le impone le sue richieste, i suoi voti, i suoi cantici di lode, il suo entusiasmo e i suoi sospiri. Da ciò deriva che, ormai da diciotto secoli, essa non tace né di giorno né di notte; e la sua voce sempre melodiosa giunge fino al cuore dello Sposo.

Talora, sotto l’impressione di quello spirito che animò il divino salmista e i Profeti, essa attinge nei libri dell’antico popolo il tema dei suoi canti; talora, figlia e sorella dei santi apostoli, intona i cantici che si trovano nei libri del Nuovo Testamento; talora infine, ricordandosi che ha ricevuto anche la tromba e l’arpa, dà libertà allo Spirito che la anima e canta a sua volta un canto nuovo[7]. Da questa triplice fonte emana l’elemento divino che si chiama liturgia.

La preghiera della Chiesa

La preghiera della Chiesa è dunque la più gradita all’orecchio e al cuore di Dio, e perciò la più potente. Beato dunque colui che prega con la Chiesa, che unisce i propri voti particolari a quelli di questa Sposa, diletta dallo Sposo e sempre esaudita! Per questo nostro Signore Gesù Cristo ci ha insegnato a dire Padre nostro e non Padre mio; dacci, perdonaci, liberaci e non dammi, perdonami, liberami. Così, per più di mille anni, vediamo che la Chiesa, la quale prega nei suoi templi sette volte al giorno e continua a pregare durante la notte, non pregava da sola. I popoli le facevano compagnia e si nutrivano con la delizia della manna nascosta sotto le parole e i misteri della divina liturgia. Iniziati in tal modo al Cielo divino dei misteri dell’Anno cristiano, i fedeli, attenti alla voce dello Spirito, conoscevano i segreti della vita eterna; e senz’altra preparazione, spesso un uomo veniva scelto dai pontefici per diventare sacerdote o pontefice egli stesso, per effondere sul popolo cristiano i tesori di dottrina e d’amore che aveva attinto alla loro sorgente.

Poiché se la preghiera fatta in unione con la Chiesa è la luce dell’intelligenza, è anche, per il cuore, il fuoco della divina carità. L’anima cristiana non si tira in disparte per conversare con Dio e lodare le sue meraviglie e le sue misericordie, poiché sa bene che la società della Sposa di Cristo non la ruba a sé stessa. Non fa essa medesima parte di questa Chiesa che è la Sposa, e Gesù Cristo non ha detto: Padre mio, fa’ che siamo uno come io e te siamo uno? (Gv. 17,11). E quando parecchi sono radunati nel suo nome, il Salvatore stesso non ci assicura che egli è in mezzo a loro?6 L’anima potrà dunque conversare a suo agio con Dio, che testimonia di essere così vicino a essa; potrà salmodiare, come Davide, al cospetto degli angeli, la cui preghiera eterna si unisce nel tempo alla preghiera della Chiesa.

Storia

Ma troppi secoli sono già trascorsi da quando i popoli, preoccupati di interessi terreni, hanno abbandonato le sante Veglie del Signore e le Ore mistiche del giorno. Quando il razionalismo del secolo XVI venne a decimarli a profitto dell’errore, essi avevano già da tempo ridotto alle sole domeniche e alle feste i giorni in cui avrebbero continuato a unirsi esteriormente alla preghiera della santa Chiesa. Per il resto dell’anno, le pompe della liturgia si compivano senza il concorso dei popoli che, di generazione in generazione, dimenticavano sempre più ciò che era stato il sostanzioso nutrimento dei loro padri. La preghiera individuale si sostituiva alla preghiera sociale: il canto, che è l’espressione naturale dei desideri e dei pianti stessi della Sposa, era riservato ai giorni solenni. Fu una prima e lacrimevole rivoluzione nei costumi cristiani.

Ma, per lo meno, il suolo della Cristianità era ancora coperto di chiese e di monasteri che risuonavano, il giorno e la notte, degli accenti della preghiera santa dei tempi antichi. Tutte quelle mani levate verso il cielo ne facevano discendere la rugiada, dissipavano le tempeste, assicuravano la vittoria. Quei servi e quelle serve del Signore, che si rispondevano così l’uno all’altro nella lode eterna, erano eletti solennemente dalle società ancora cattoliche di allora, per rendere integralmente il tributo di omaggio e di riconoscenza dovuto a Dio, alla gloriosa Vergine Maria e ai santi. Quei voti e quelle preghiere costituivano il bene comune; ciascun fedele amava ancora di unirvisi; e se qualche dolore, qualche speranza lo conduceva talvolta al tempio di Dio, amava sentirvi, a qualunque ora, quella voce instancabile che saliva senza posa verso il cielo per la salvezza della cristianità. Anzi, il cristiano fervente vi si[8] univa tralasciando i suoi uffici e i suoi affari; e tutti possedevano ancora l’intelligenza generale dei misteri della liturgia.

Conseguenze della Riforma

Venne poi la Riforma e batté innanzitutto sull’organo della vita nelle società cristiane: fece cessare il sacrificio di lode. Distaccò la cristianità dalle rovine delle nostre chiese. I sacerdoti, i monaci, le vergini furono scacciati o massacrati e i templi che sopravvissero furono condannati a restare muti in una parte dell’Europa. Nell’altra, ma soprattutto in Francia, la voce della preghiera si affievolì; molti infatti dei santuari devastati non si risollevarono più dalle loro rovine. Così si vide la fede diminuire, il razionalismo prendere sviluppi minacciosi e infine, ai nostri giorni, la società umana scuotersi dalle fondamenta. Poiché le distruzioni violente che aveva prodotte il calvinismo non furono le ultime. La Francia e altri Paesi cattolici furono portati a quello spirito d’orgoglio che è nemico della preghiera poiché, esso dice, la preghiera non è l’azione; come se ogni opera buona dell’uomo non fosse un dono di Dio, un dono che suppone la richiesta che se ne è fatta e il ringraziamento che se ne rende. Si trovarono dunque degli uomini che dissero: Facciamo cessare le feste di Dio sulla faccia della terra[9]; e allora scese su di noi quella calamità universale, che il pio Mardocheo supplicava il Signore di risparmiare al suo popolo, quando diceva: Non chiudere, o Signore, le bocche di coloro che cantano le tue lodi[10].

Restaurazione

Ma, per misericordia di Dio, non siamo stati completamente annientati[11]; i resti d’Israele sono stati risparmiati ed ecco che il numero dei credenti è cresciuto nel Signore[12]. Che è dunque avvenuto nel cuore del Signore Dio nostro per produrre questo ritorno misericordioso? È che la preghiera ha ripreso il suo corso. Numerosi cori di vergini sante, ai quali si unisce, benché in numero ancora molto inferiore, il canto più robusto dei figli del chiostro, si fanno sentire sulla nostra terra, come la voce della tortora[13]. Questa voce si fa ogni giorno più forte: che il Signore si degni di gradirla e faccia risplendere finalmente il suo arcobaleno sulle nuvole! Possano presto gli echi delle nostre cattedrali ridestarsi agli accenti di quella solenne preghiera che essi hanno ripetuta per così lungo tempo! Possano la fede e la munificenza dei fedeli far rivivere i prodigi di quei secoli passati, che furono così grandi perché le istituzioni pubbliche stesse rendevano allora omaggio all’onnipotenza della preghiera.

Alla scuola della Chiesa

Ma questa preghiera liturgica diventerebbe presto impotente se i fedeli la lasciassero risuonare senza unirvisi con il cuore, quando non possono prendervi parte esteriormente. Essa non vale per la salvezza delle genti se non in quanto è compresa. Aprite dunque i vostri cuori, figli della Chiesa cattolica, e venite a pregare con la preghiera della vostra madre, venite con la vostra adesione a completare quest’armonia che delizia l’orecchio di Dio. Che lo spirito di preghiera si rianimi alla sua sorgente naturale. Lasciate che vi ricordiamo questa esortazione dell’Apostolo ai primi fedeli: E la pace di Cristo regni nei vostri cuori; la parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi tra voi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali[14].

Già da tempo, per rimediare a un malessere vagamente sentito, si è cercato lo spirito di preghiera e la preghiera stessa in certi metodi e in certi libri che racchiudono, è vero, pensieri lodevoli e anche pii, ma sempre pensieri umani. Questo nutrimento è vuoto; perché non inizia alla preghiera della Chiesa: isola invece di unire. Tali sono certe raccolte di formule e di considerazioni, pubblicate sotto diversi titoli da due secoli a questa parte, e nelle quali ci si è proposti di edificare i fedeli e di suggerire a essi, sia per l’assistenza alla santa Messa, sia per la frequenza dei sacramenti, sia per la celebrazione delle feste della Chiesa, certi affetti più o meno banali e sempre attinti nell’ordine di idee e di sentimenti più familiari all’autore del libro. Di qui ancora il colore così diverso di queste sorte di libri che servono, è vero, in mancanza d’altro, alle persone già pie, ma restano senza effetto quando si tratta di ispirare il gusto e lo spirito di preghiera a quelli che ancora non lo possiedono.

Un pericolo

Si dirà forse che, riducendo tutti i libri pratici della pietà cristiana al semplice commento della liturgia, si corre il rischio di indebolire e perfino di annientare, con forme troppo positive, lo spirito di preghiera e di contemplazione che è un dono tanto prezioso dello Spirito Santo alla Chiesa di Dio. A questo risponderemo innanzitutto che, proclamando l’incontestabile superiorità della preghiera liturgica sulla preghiera individuale, non arriviamo fino a dire che si debbano abolire i metodi individuali: vogliamo solo collocarli nel loro giusto posto. Diremo quindi che se, nella divina salmodia, si contano parecchi gradi, di modo che gli inferiori poggiano ancora sulla terra e sono accessibili alle anime che si trovano nelle angustie della vita purgativa; a misura che si eleva su questa mistica scala, l’anima si sente illuminata da un raggio celeste e giunta alla vetta trova l’unione e il riposo nel bene supremo. Infatti, quei santi dottori dei primi secoli, quei divini patriarchi della solitudine, dove attingevano la luce e il calore che albergavano in essi, e che hanno lasciato così vivamente impressi nei loro scritti e nelle loro opere, se non in quelle lunghe ore della salmodia durante le quali la verità semplice e multiforme passava senza posa dinanzi agli occhi della loro anima riempiendola, a torrenti, di luce e d’amore? Chi ha dato al serafico Bernardo quell’unzione meravigliosa che scorre come un fiume di miele in tutti i suoi scritti; all’autore[15] dell’Imitazione quella soavità, quella manna nascosta che, dopo tanti secoli, non si corrompe mai; a Louis de Blois[16]quella dolcezza e quella tenerezza indescrivibili che commuovono qualunque uomo voglia prestargli il cuore, se non l’uso abituale della liturgia in mezzo alla quale la loro vita scorreva in un insieme di canti e di sospiri?

Perciò l’anima, sposa di Cristo, che sente il desiderio dell’orazione, non tema di inaridirsi sulla sponda di quelle meravigliose acque della liturgia, che talvolta mormorano come un ruscello, talvolta scorrono rumorose come un torrente, talvolta inondano come il mare. Si accosti e beva quest’acqua limpida e pura che zampilla per la vita eterna[17]; perché quest’acqua emana dalle fonti stesse del Salvatore[18], e lo Spirito di Dio la feconda delle sue virtù, affinché sia dolce e nutriente al cervo assetato[19]. Se è attratta dalle bellezze della contemplazione, non si spaventi tuttavia dello splendore e dell’armonia dei canti della preghiera liturgica. Non è essa stessa uno strumento d’armonia sotto il tocco divino di quello Spirito che la possiede? Certo, essa non deve intendere il celeste colloquio in modo diverso dal salmista medesimo, che fu organo di ogni vera preghiera, accettato da Dio e dalla Chiesa. Eccolo ricorrere alla sua arpa quando vuole accendere nel proprio cuore la sacra fiamma, e dire: “Saldo è il mio cuore, Dio, saldo è il mio cuore: voglio cantare inni, anima mia. Svegliatevi, arpa e cetra, voglio svegliare l’aurora. Ti loderò tra i popoli, Signore, a te canterò inni tra le genti, perché la tua bontà è grande fino ai cieli e la tua verità fino alle nubi”[20]. Altre volte, trasportato al di là del mondo sensibile, ed entrato nelle potenze del Signore[21], si abbandona a una santa ebbrezza. Onde alleviare l’ardore che lo consuma, esplode allora nell’epitalamio sacro: Il mio cuore, egli dice, ha concepito un poema sublime; al re stesso io dedicherò il mio cantico; e narra la bellezza dello Sposo vincitore e le grazie della Sposa[22]. Così, per l’uomo di contemplazione, la preghiera liturgica è talvolta il principio, talvolta il risultato delle visite del Signore.

Il pane di tutti

Ma essa è soprattutto divina in quanto è insieme il latte dei bambini e il pane dei forti; simile al pane miracoloso del deserto, assume contemporaneamente tutti i gusti di coloro che se ne nutrono. Quegli stessi che non appartengono al numero dei figli di Dio ammirano talvolta in essa questa incomunicabile proprietà, e convengono che soltanto la Chiesa cattolica conosce i misteri della preghiera; ed è appunto perché non vi è una preghiera liturgica propriamente detta presso i protestanti che essi difettano ancor più di scrittori ascetici. Senza dubbio, perché il divino sacramento dell’Eucaristia è il centro della religione e quindi la sua assenza è più che sufficiente per dar ragione di quella mancanza assoluta di unzione che caratterizza tutti i prodotti della Riforma; ma la liturgia è talmente legata all’Eucaristia, di cui forma la gloriosa aureola, che le ore canoniche sono cessate, e dovevano cessare infatti, dovunque veniva abolito il dogma della Presenza reale.

La manifestazione di Cristo

Gesù Cristo stesso è dunque il mezzo come pure l’oggetto della liturgia, e appunto per questo l’anno ecclesiastico che ci proponiamo di svolgere in quest’opera non è altro che la manifestazione di Gesù Cristo e dei suoi misteri, nella Chiesa e nell’anima fedele. È questo il ciclo divino in cui risplendono al loro posto tutte le opere di Dio: i sette giorni della creazione; la Pasqua e la Pentecoste dell’antico popolo; l’ineffabile visita del Verbo incarnato, il suo sacrificio, la sua vittoria; la discesa del suo Spirito; la divina Eucaristia; le glorie inenarrabili della Madre di Dio sempre vergine; lo splendore degli angeli; i meriti e i trionfi dei santi: di modo che si può dire che esso ha il suo punto di partenza sotto la legge dei patriarchi, il suo progresso nella legge scritta e la sua consumazione sempre crescente sotto la legge d’amore, fino a quando, finalmente completo, svanisce nell’eternità, come cadde di per se stessa la legge scritta, nel giorno in cui l’invincibile forza del sangue dell’Agnello lacerò in due il velo del tempio.

Come vorremmo poter raccontare degnamente le sante meraviglie di questo calendario mistico, di cui l’altro non è che la figura e l’umile supporto! Quanto saremmo lieti di far comprendere bene tutta la gloria che deriva all’augusta Trinità, al Salvatore, a Maria, agli spiriti beati e ai santi, da questa attuale commemorazione di tante meraviglie! Se la Chiesa rinnova ogni anno la sua giovinezza, come l’aquila[23] è perché, mediante il ciclo liturgico, essa è visitata dal suo mistico Sposo secondo i suoi bisogni.

Ogni anno essa lo rivede bambino nella mangiatoia, lo rivede digiunare sulla montagna, offrirsi sulla croce, risuscitare dal sepolcro, fondare la sua Chiesa e istituire i sacramenti, ascendere alla destra del Padre, mandare lo Spirito Santo agli uomini; e le grazie di questi divini misteri si rinnovano volta a volta in essa, di modo che, fecondato secondo l’occorrenza, il giardino della Chiesa manda allo Sposo, in ogni tempo, sotto il soffio dell’Aquilone e dell’Austro, il delizioso sentore dei suoi profumi[24]. Ogni anno, lo Spirito di Dio riprende possesso della sua diletta e le assicura luce e amore; ogni anno essa attinge un aumento di vita nei materni influssi che la Vergine benedetta riversa su di lei, nei giorni delle sue gioie, dei suoi dolori e delle sue glorie’, infine, le splendenti costellazioni che formano nel loro radioso insieme gli spiriti dei nove cori e i santi dei diversi ordini – apostoli, martiri, confessori e vergini – versano su di essa ogni anno potenti soccorsi e inesprimibili consolazioni.

Ora, ciò che l’Anno liturgico opera nella Chiesa in generale, lo ripete nell’anima di ciascun fedele attento a raccogliere il dono di Dio. Quella successione delle stagioni mistiche assicura al cristiano i mezzi di quella vita soprannaturale senza la quale ogni altra vita non è che una morte più o meno lenta; e vi sono delle anime talmente comprese di questo divino avvicendarsi che si svolge nel Ciclo cattolico, che giungono a risentirne fisicamente le evoluzioni, come se la vita soprannaturale assorbisse l’altra, e il calendario della Chiesa quello degli astronomi. Possano dunque i lettori cattolici di quest’opera guardarsi da quella tiepidezza della fede, da quel sonno dell’amore che hanno fatto quasi scomparire il Cielo che fu già un tempo e che deve sempre essere la gioia dei popoli, la luce dei dotti, il libro degli umili!

Fine dell’opera

Da quanto si è detto, il lettore concluderà, vogliamo sperare, che la nostra intenzione non è di mettere in atto le risorse della nostra mente tanto per costruire un sistema e fare dell’eloquenza, della filosofia o qualunque altra bella cosa a proposito dei misteri dell’Anno ecclesiastico. Noi non abbiamo che uno scopo, e chiediamo umilmente a Dio di poterlo raggiungere: servire da interprete alla santa Chiesa, mettere i fedeli all’altezza di seguirla nella sua preghiera in ogni stagione mistica e anche di ogni giorno e di ogni ora. Dio non voglia che ci permettiamo mai di mettere i nostri effimeri pensieri accanto a quelli che Nostro Signore Gesù Cristo, che è la divina Sapienza, ispira mediante il suo Spirito a colei che è la sua Sposa diletta! Tutto il nostro impegno sarà di cogliere l’intenzione dello Spirito Santo nelle diverse fasi dell’Anno liturgico, ispirandoci allo studio dei più antichi e più venerabili monumenti della preghiera pubblica e anche ai sentimenti dei santi Padri e degli interpreti approvati; di modo che, mediante tutti questi sussidi, possiamo offrire ai fedeli il midollo delle preghiere ecclesiastiche e unire, se è possibile, l’utilità pratica a quella gradita varietà che solleva e allieta.

In quest’opera insisteremo sul culto dei santi, perché è uno dei grandi bisogni della pietà in tutti i tempi, ma soprattutto nel tempo presente. La devozione alla persona adorabile del Salvatore ha ripreso, da noi, un nuovo vigore; il culto della santa Vergine si estende e si accresce. Rinasca anche la fiducia nei santi e scompariranno allora le tracce di quella devozione in cui l’influsso sordo del Giansenismo trascinava la pietà. Nondimeno, siccome bisogna sapersi limitare, tratteremo raramente dei santi che il Calendario Romano non registra. Quanto al sistema che seguiremo in ciascuno dei volumi di questo Anno liturgico, è subordinato al genere speciale delle materie che dovrà contenere. Riserveremo per le nostre Istruzioni tutto ciò che riguarda la parte puramente scientifica della liturgia, limitandoci qui ai punti necessari per iniziare i lettori alle intenzioni della santa Chiesa in ciascuna delle stagioni mistiche dell’anno. Le formule sacre saranno spiegate e adattate all’uso comune, mediante una glossa nella quale cercheremo di evitare gli inconvenienti di una fredda traduzione, come pura la pesantezza di una parafrasi greve e quasi vuota.

Dato che, come abbiamo detto, il nostro fine e di offrire ai fedeli la parte più so, stanziale e più nutritiva della liturgia, siamo stati guidati nella scelta dei brani da questa stessa intenzione, lasciando da parte tutto ciò che non andava direttamente allo scopo. Questa osservazione si riferisce principalmente ai passi tratti dai libri di Uffici della Chiesa greca. Non vi è nulla di più ricco e più pio di questa liturgia, quando la si conosce da qualche estratto; come non vi è nulla di meno attraente, se la si vuol leggere nelle sue fonti stesse. Vi abbondano in maniera fastidiosa i luoghi comuni e il sentimento vi si esaurisce in ripetizioni senza fine. Noi abbiamo dunque preso soltanto il fiore e abbiamo solo fatto una scelta, spigolando in questa messe troppo esuberante. Ciò vale particolarmente per i Nenei e l’Antologia della Chiesa greca. I brani liturgici delle altre Chiese dell’oriente sono generalmente redatti con più gusto e sobrietà.

Divisione del ciclo

La prima parte dell’Anno liturgico comprenderà la spiegazione del servizio divino dall’Avvento alla Purificazione. La seconda condurrà la liturgia dalla Purificazione alla Settimana Santa. La terza avrà per oggetto il Tempo Pasquale. La quarta tratterà innanzitutto le feste della Trinità, del Corpus Domini e del Sacro Cuore di Gesù; per il resto sarà consacrata al lungo periodo del Tempo dopo la Pentecoste.

Questo complesso, il cui piano è tracciato dalla santa Chiesa stessa, ci dà il dramma più sublime che possa essere offerto all’ammirazione umana. L’intervento di Dio per la salvezza e la santificazione degli uomini, la conciliazione della giustizia con la misericordia, le umiliazioni, i dolori e le glorie dell’Uomo-Dio, la venuta e le operazioni dello Spirito Santo nell’umanità e nell’anima fedele, la missione e l’azione della Chiesa: tutto vi è espresso nella maniera più viva e più affascinante; tutto arriva al suo posto mediante il legame sublime degli anniversari. Diciotto secoli orsono si compiva un fatto divino; il suo anniversario si riproduce nella liturgia e viene a ringiovanire ogni anno nel popolo cristiano il sentimento di ciò che Dio ha operato da tanti secoli. Quale intelligenza umana avrebbe potuto concepire un tale pensiero! Quanto sono deboli, di fronte alle nostre realtà imperiture, quegli uomini temerari e leggeri che credono di prendere in difetto il cristianesimo, che osano giudicarlo come un rudere antico e non sospettano nemmeno a qual punto esso è vivo e immortale mediante l’Anno liturgico presso i cristiani! Che cosa è dunque la liturgia, se non una incessante affermazione, una solenne adesione ai fatti divini che sono accaduti una volta, ma la cui realtà è intangibile, perché ogni anno, da allora, se ne è vista rinnovata la memoria? Non abbiamo noi gli scritti apostolici, gli atti dei martiri, gli antichi decreti dei Concili, gli scritti dei Padri, i nostri monumenti, la cui successione risale all’origine e che ci rendono la testimonianza più precisa sulla tradizione delle nostre feste? Il ciclo liturgico non vive nella sua pienezza e nel suo progresso che in seno alla Chiesa cattolica; tuttavia le sette separate sia dallo scisma sia dall’eresia vi rendono anch’esse testimonianza con i residui che ne hanno conservati ed è su questi resti che esse continuano a vivere.

Attualità dei Misteri

Ma se la liturgia ci commuove ogni anno presentandoci allo sguardo il rinnovarsi altamente drammatico di tutto ciò che si è operato ai fini della salvezza dell’uomo e della sua riconciliazione con Dio, è meraviglioso come la successione da un anno all’altro non tolga nulla alla freschezza e alla forza delle emozioni, quando dobbiamo ricominciare il corso del ciclo di cui abbiamo tracciato le suddivisioni. L’Avvento è sempre impregnato del sapore di un’attesa dolce e misteriosa; il Natale ci attira sempre con le gioie incomparabili della nascita del divino Bambino; entriamo con la stessa emozione sotto le ombre della Settuagesima; la Quaresima ci prostra davanti alla giustizia di Dio e il nostro cuore è preso allora da un timore salutare e da una compunzione che ci sembra di non aver provato l’anno precedente. La Passione del Redentore, seguita giorno per giorno, ora per ora, non ci appare sempre come nuova? Gli splendori della Risurrezione non arrecano ai nostri cuori una letizia che essi sembrano avere fino ad allora ignorata? La trionfante Ascensione non ci apre forse, su tutta l’economia della divina incarnazione, delle visioni che ancora non avevamo? Quando lo Spirito Santo discende nella Pentecoste, non sentiamo forse la sua presenza rinnovata, e le emozioni provate in un bel giorno l’anno precedente non ci sembrano in quel momento superate? La festa del Corpus Domini, che torna a sua volta così radiosa e affascinante, trova forse i nostri cuori adusati al dono ineffabile che Gesù ci fece alla vigilia della sua Passione? Non entriamo piuttosto come in un nuovo possesso di questo inesauribile mistero? Ogni ritorno delle feste di Maria ci rivela degli aspetti inattesi sulle sue grandezze; e i nostri santi preferiti, quando tornano a visitarci durante il ciclo, ci sembrano più belli che mai: li penetriamo meglio, sentiamo più vivo il legame che li unisce a noi.

Potenza santificatrice dei Misteri

Questa potenza rinnovatrice dell’Anno liturgico, sulla quale insistiamo concludendo, è un mistero dello Spirito Santo che feconda incessantemente l’opera che ha ispirato la santa Chiesa con il fine di santificare il tempo assegnato agli uomini per rendersi degni di Dio. Ammiriamo anche, in questa sublime elargizione, il progresso che essa opera nell’intelligenza della verità della fede e nello sviluppo della vita soprannaturale. Non vi è un solo punto della dottrina cristiana che non sia non dico enunciato nel corso dell’Anno liturgico, ma inculcato con l’autorità e l’unzione che la santa Chiesa ha saputo mettere nel suo linguaggio e nei suoi riti così espressivi. La fede del fedele si illumina così di anno in anno; si forma in lui il senso teologico; la preghiera lo conduce alla scienza. I misteri rimangono misteri; ma il loro splendore diventa così vivo che la mente e il cuore ne sono rapiti e arriviamo a farci un’idea delle gioie che ci arrecherà la visione eterna di quelle divine bellezze che, attraverso il velo, hanno già per noi tanta attrattiva.

E quale fonte di progresso per l’anima del cristiano, quando l’oggetto della fede gli appare sempre più luminoso, quando la speranza della salvezza gli viene come imposta dallo spettacolo di tante meraviglie che la bontà di Dio ha operate in favore dell’uomo, quando l’amore si infiamma in lui sotto il soffio dello Spirito divino, che ha stabilito la liturgia come il centro delle sue operazioni nelle anime! La formazione del Cristo in noi[25] non è forse il risultato della comunione ai suoi diversi misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi? Ora, questi misteri passano in noi, s’incorporano a noi ogni anno, per effetto della grazia speciale che arreca la loro comunicazione nella liturgia, e l’uomo nuovo si stabilisce insensibilmente sulle rovine del vecchio. Se è necessario che l’impressione del tipo divino in noi sia favorita da un riavvicinamento con i membri della famiglia umana che meglio l’hanno realizzato, non ci giungono forse l’insegnamento pratico e l’incoraggiamento dei nostri cari santi di cui il ciclo è come costellato? Contempliamoli, arriviamo a conoscere la via che conduce a Cristo, come Cristo ci offre in se stesso la Via che conduce al Padre. Ma al di sopra di tutti i santi, Maria risplende più scintillante di tutti, offrendo in se stessa lo Specchio di giustizia in cui si riflette tutta la santità possibile in una pura creatura.

Infine, l’Anno liturgico ci inizierà alla più sublime poesia che l’uomo abbia potuto raggiungere quaggiù. Non soltanto otterremo con esso l’intelligenza dei canti divini di Davide e dei profeti, che costituiscono come il fondo della lode liturgica; ma il cielo nel suo corso non cesserà di ispirare alla santa Chiesa i cantici più belli, più profondi e più degni dell’argomento. Sentiremo volta a volta le diverse razze dell’umanità, unite in una sola dalla fede, effondere la loro ammirazione e il loro amore in accenti nei quali l’armonia più perfetta nei pensieri e nei sentimenti si unisce alla varietà più spiccata nel genio e nell’espressione. Noi scartiamo, come è giusto, nella nostra raccolta certe composizioni moderne, troppo spesso prese a prestito da una letteratura profana e che, non avendo ricevuto la benedizione della santa Chiesa, non sono destinate a vivere a lungo; ma cogliamo in tutte le età i prodotti del genio liturgico: per la Chiesa latina, da Sedulio a Prudenzio fino ad Adamo, da san Vittore e ai suoi emuli; per la Chiesa orientale, da sant’Efrem fino agli ultimi innografi cattolici della Chiesa bizantina. La poesia non sarà meno viva nelle preghiere che sono redatte in semplice prosa cadenzata che in quelle che si presentano ornate da un ritmo regolare. Nella liturgia, come nelle Scritture ispirate, essa si trova dovunque, perché essa sola è all’altezza di ciò che deve essere espresso; e la raccolta dei monumenti della preghiera pubblica, completandosi, diventa anche il più ricco deposito della poesia cristiana, di quella che canta sulla terra i misteri del cielo e ci prepara ai cantici dell’eternità.

Ci sia permesso, terminando questa introduzione generale, di ricordare al lettore che, in un lavoro di questo genere, l’opera dello scrittore è completamente sotto la dipendenza dello Spirito divino che soffia dove vuole[26], e non dell’uomo al quale tocca tutt’al più piantare e annaffiare[27]. Osiamo dunque supplicare i figli della santa Chiesa che s’interessano al ritorno delle tradizioni antiche della preghiera, di aiutarci con la loro petizione presso Dio, affinché la nostra indegnità non costituisca un ostacolo all’opera che intraprendiamo e che sentiamo tanto al di sopra delle nostre possibilità.

Non ci rimane che dichiarare che sottomettiamo la nostra opera, tanto per la materia che per la forma, al supremo e infallibile giudizio della santa Chiesa romana, che è la sola a custodire, con i segreti della preghiera, le parole della vita eterna.

Per chi fosse interessato all’opera potete trovarla al seguente link


[2] Gv 8, 12 ivi 6, 35, ivi 14,6.

[3] Cfr. RM 8,26

[4] Lc 11,1

[5] Zc 12, 10

[6] Cfr. RM 8,26

[7] Cfr Sal 144 (143)

[8] Mt 18, 20

[9] Sal 73, 8

[10] Est 4, 17

[11] Cfr. Lam 3, 22

[12] At 5, 14

[13] Cant 2, 12

[14] Col 3, 15-16

[15] L’autore dell’Imitazione di Cristo è sconosciuto (N.d.R)

[16] Benedettino vissuto nella prima metà del XVI secoloscrittore di teologia mistica (N.d.R)

[17] Gv 4, 14

[18] Is 12, 13

[19] Sal 41 (42), 2

[20] Sal 107 (108)

[21] Sal 70 (71)

[22] Sal 44 (45)

[23] Sal 102 (103)

[24] Ct. 4, 16

[25] Gal 4, 19

[26] Gv 3, 8

[27] 1 Cor 3, 6

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