Il Trattato della vera devozione a Maria di S. Luigi M. Grignion de Montfort – Prima parte

L’Immacolata nel piano salvifico di Dio e fondamenti della devozione mariana

Tra le forme più radicali di Consacrazione mariana c’è quella proposta da S. Luigi Maria Grignion de Montfort incentrata sulla santa schiavitù d’amore presentata nel suo prezioso “Trattato della Vera devozione a Maria”, la cui lettura e meditazione consigliamo a tutti. Le verità dogmatiche intorno alla figura della Santa Vergine e le profonde considerazioni ascetiche e mistiche di cui il Trattato è ricchissimo, ne fanno una vera e propria “summa mariana” e, allo stesso tempo, un manuale di spiritualità, devozione e pietà mariana. Merita dunque fare un approfondimento su questo testo. Lo faremo suddividendo i principali argomenti proposti dal Trattato secondo il seguente schema:

  • L’Immacolata nel piano salvifico di Dio e fondamenti teologici e spirituali della vera devozione mariana (nn. 1-119)
  • La scelta della forma perfetta di devozione: la Consacrazione (nn. 120-133)
  • Perché consacrarsi: motivi ed effetti (nn. 134-225)
  • Le pratiche interiori ed esteriori della Consacrazione (nn. 226-273)     

In questo articolo meditiamo sul primo punto. Bisogna subito premettere che la dottrina del Montfort non costituisce certo una novità teologica, bensì s’inserisce nel solco della Tradizione, della Sacra Scrittura e dell’insegnamento di una schiera lunghissima di Santi, Pontefici e dottori della Chiesa. Fin dai primi numeri del prezioso libretto, emerge con limpidezza il ruolo fondamentale che Dio ha affidato all’Immacolata nell’economia della redenzione degli uomini. Il Montfort presenta i principii più importanti che costituiscono il fondamento della necessità della devozione mariana. Già nel n. 1 del Trattato leggiamo che, se per mezzo di Lei, Gesù Cristo è venuto al mondo, così anche, per mezzo di Lei, Egli dovrà regnare nel mondo e in ogni anima.

Come insegnano comunemente i grandi maestri di spiritò, è sopratutto l’umiltà di Maria che ha attirato Dio e l’ha resa degna di essere ricolmata, fin dalla Sua concezione (Immacolata),  della pienezza di tutte le grazie (come attestano le parole dell’Arcangelo Gabriele nell’Annunciazione), e di essere investita del compito di rendere possibile l’Incarnazione del Suo Figlio: mistero profondissimo e quasi incomprensibile di un Dio che chiama una Sua creatura: Mamma! “Maria è il capolavoro per eccellenza dell’Altissimo (…) è la fonte sigillata, la sposa fedele dello Spirito Santo, dove Egli solo può entrare, il Santuario e riposo della Santissima Trinità (…) il paradiso terreste del nuovo Adamo (…) in cui Egli ha nascosto il Suo unico Figlio” (n. 5-6)

L’Immacolata è profondamente legata alle Tre Persone della Santissima Trinità: pur potendo farne a meno in quanto Onnipotente e bastante a Sé Stesso, Dio Padre ha voluto servirsi di Maria per incarnarsi per salvare gli uomini e redimerli dal peccato originale; lo Spirito Santo ha formato il Figlio Unigenito nel grembo purissimo ed immacolato della Madonna; il Figlio Gesù è stato generato nella natura umana per mezzo di Maria, il Suo Corpo e il Suo Sangue, prezzo offerto in Sacrificio al Padre per la nostra salvezza, Egli li prende dal Corpo e dal Sangue di Maria, così come il Suo Cuore è un tutt’uno e palpita all’unisono con quello della Madre, fisicamente nei nove mesi della gestazione e, spiritualmente, per sempre.

In secondo luogo, essendo Gesù Cristo il nostro modello di santità a cui tendere e conformarsi, dobbiamo imitarlo anche nel Suo amore e nella Sua dipendenza dalla Sua Santa Madre. Ancora, il nostro rapporto filiale verso la Madonna è voluto da Cristo stesso che, dall’alto della Croce disse, in S. Giovanni Apostolo, a ciascuno di noi: “Questa è tua Madre!” Dice il Montfort: “Il Figlio Gesù ha comunicato a Sua Madre tutto ciò che ha acquistato con la Sua vita e la Sua morte, i meriti infiniti e le sue ammirabili virtù, e l’ha fatta tesoriera di tutta l’eredità di Suo Padre; per mezzo Suo, Egli applica i propri meriti alla Sue membra, comunica le Sue virtù e distribuisce le Sue grazie” (n. 24)e continua: “Lo Spirito Santo ha comunicato a Maria Sua sposa fedele i Suoi doni ineffabili e l’ha scelta come dispensatrice di tutto ciò che possiede, di modo che Essa distribuisce tutti i Suoi doni e le Sue grazie a chi vuole, quanto vuole, come vuole e quando vuole e non viene dato agli uomini nessun dono celeste che non sia passato per le Sue mani verginali” (n. 25). In questi due punti troviamo in sintesi il significato del titolo che spetta alla Madonna di Madre e mediatrice universale di tutte le grazie. Non possiamo inoltre dimenticare la Verità per cui, così come nella generazione umana c’è bisogno di un padre e di una madre, così anche nella vita spirituale: “Chi non ha Maria per madre, non ha Dio per Padre” (n. 30) e ancora: “poiché Gesù è il frutto benedetto del seno di Maria (come recitiamo nell’Ave Maria) così è certo che Egli, per ogni uomo che lo possiede, è veramente il frutto e l’opera di Maria (n. 33). Lo Spirito Santo, infine, potrà produrre meraviglie di grazie, comunicarsi ed operare in un’anima, quanto più in essa troverà radicata la Sua fedele Sposa.

In modo particolare, il Montfort profetizza che, in questi ultimi tempi, i Santi “saranno anime grandi, piene di grazia e di zelo per opporsi ai nemici di Dio che fremeranno da ogni parte, e saranno in modo singolare devote della Santissima Vergine” (n. 48). Dio ha affidato a Maria una missione speciale per gli ultimi tempi.      

Dopo averne presentato i fondamenti teologici, il Santo descrive in che cosa consiste la devozione mariana, sintetizzandola in cinque verità fondamentali:

  1. Gesù Cristo è il fine ultimo della devozione alla Santa Vergine (come di qualsiasi devozione) che altrimenti sarebbe un inganno diabolico, in quanto Egli è l’unico fondamento della nostra salvezza. Maria è il mezzo più perfetto e la via più sicura per tendere al Figlio in virtù della totale conformazione dell’Immacolata alla Volontà divina e della Sua intima e trasformante unione con e in Gesù.  
  2. Noi apparteniamo a Gesù Cristo e a Maria come schiavi. Con il Battesimo diveniamo figli di Dio e da schiavi di satana diventiamo schiavi di Gesù Cristo. Il Montfort distingue tra la semplice servitù con cui ci s’impegna a servire un altro per un certo tempo e dietro ricompensa, e la vera schiavitù con cui si obbedisce per tutta la vita e senza alcun salario (n. 69). Quindi spiega che esistono tre forme di schiavitù (n. 70): la schiavitù di natura, quella di costrizione e quella di volontà. Noi apparteniamo a Dio innanzitutto per natura in quanto siamo da Lui creati e la nostra stessa sussistenza dipende dalla Sua Volontà; questa schiavitù non produce dei meriti particolari in quanto è ontologica, cioè connaturata alla nostra stessa natura. Alla seconda tipologia di schiavitù appartiene invece quella dei demoni e dei dannati. Infine la schiavitù più perfetta è quella di volontà in quanto essa deriva da un atto della volontà dell’uomo che rinuncia liberamente a sé stesso per donarsi interamente al servizio di Dio, secondo i mirabili esempi di Gesù che si è fatto schiavo per amor nostro e della Santa Vergine che si è detta schiava (l’umile ancella) del Signore. Questa forma di schiavitù è la più perfetta proprio perché essendo volontaria richiede un atto di grande amore. Poiché, come insegnano i padri, tutto ciò che conviene a Dio per natura, conviene a Maria per grazia, noi possiamo senza timori affermare che possiamo farci schiavi della Madonna per essere più perfettamente schiavi di Gesù.    
  3. Noi abbiamo “cattivo fondo”, la concupiscenza, la propensione a commettere dei peccati, le ferite che il peccato originale lascia nella nostra anima anche quando esso viene tolto col Battesimo. Questo “fondo cattivo” purtroppo ci fa sprecare le grazie e i doni di Dio e macchia anche le nostre opere più buone, rischiando di vanificarne gli effetti e di farcene perdere i meriti. Per tendere alla perfezione e alla piena unione con Gesù dobbiamo vuotarci di tutto ciò che c’è di cattivo in noi, di noi stessi, delle nostre passioni sregolate, altrimenti non ci sarà spazio per le grazie che il Signore vorrebbe riversare nell’anima nostra (n. 78). Ma per liberarcene dobbiamo prima di tutto conoscere la nostra debolezza e miseria, la nostra incostanza, la nostra indegnità e iniquità. Dobbiamo morire ogni giorno a noi stessi. Se qualsiasi devozione non ci porta a questa morte non può produrre frutti, bisogna pertanto scegliere quella che maggiormente ci dispone a questo sacrificio. Dalla consapevolezza di questa nostra fragilità e della corruzione della nostra natura, discendono le ultime due verità di cui consta le devozione mariana.  
  4. Gesù Cristo è l’unico Mediatore tra noi e Dio, tuttavia Egli è pur sempre Dio e per la nostra natura corrotta non possiamo tendere direttamente a Lui. Abbiamo dunque bisogno di un mediatore tra noi e il Mediatore Gesù: questa è Maria (n. 84-85).
  5. Essendo la nostra natura corrotta da questo “cattivo fondo” ci è molto difficile conservare le grazie e i doni ricevuti da Dio. Noi siamo come fragili vasi di creta, anime deboli e incostanti, incapaci di custodire i tesori di grazie di cui il Signore ci favorisce e i meriti delle nostre stesse buone opere, di modo che tutta questa ricchezza spirituale è alla mercé dei demoni che come ladri ce la strappano via. E’ opportuno allora affidare questi tesori a chi può custodirli senza pericolo di disperderli: questa tesoriera sicura è la Vergine Maria (n. 87-88)

Dopo aver presentato le cinque verità fondamentali di cui consta e su cui si fonda la devozione alla Santa Vergine, il Montfort detta i criteri per riconoscere l’autentica devozione mariana distinguendola dalle tante false devozioni attraverso le quali il diavolo, il falsario, ci vuole ingannare per farci credere di essere sulla buona strada mentre in realtà ci allontana da Dio. Il Santo presenta sette categorie di falsi devoti alla Madonna (nn. 92-104):

  • Devoti critici che non credono a niente, razionalisti che contestano coloro che praticano forme di pietà e devozione più semplici e umili;
  • Devoti scrupolosi che temono di poter essere “troppo” devoti di Maria e con ciò di togliere qualcosa a Cristo;
  • Devoti esteriori che fanno consistere la propria devozione solo nelle pratiche esteriori  riducendola su un piano meramente sensibile;
  • Devoti presuntuosi che presumendo che la Madonna li salverà per la loro (falsa) devozione, credono di poter continuare a vivere nel peccato e non fanno alcuna violenza su sé stessi per correggersi e dominare le proprie passioni sregolate (ricordiamo l’insegnamento del Catechismo che tra i peccati contro lo Spirito Santo considera anche la presunzione di salvarsi senza merito): il Montfort è molto duro con questo genere di falsi devoti perché ritiene che in questo modo essi abusino della devozione alla Santa Vergine commettendo un sacrilegio, secondo, per gravità, solo alla S. Comunione ricevuta in peccato mortale (n. 99)!
  • Devoti incostanti che, mutevoli come una banderuola, alternano momenti di enfasi ad altri di abbandono della pratica della devozione, a seconda dei loro capricci, del loro umore, ecc.
  • Devoti ipocriti che “usano” le cose sacre al solo fine di mettersi in mostra agli occhi degli altri uomini;
  • Devoti interessati che ricorrono alla Santa Vergine solo per ottenere una grazia, una guarigione, scampare un pericolo, ma quando non sono nel bisogno si dimenticano del tutto di Lei.

Al contrario, insegna il Montfort, la vera devozione mariana è (nn. 105-110):

  • interiore;
  • tenera e fiduciosa nella bontà di questa Madre celeste che ci aiuta, sostiene ed è nostro rifugio nei pericoli e nelle tentazioni;
  • santa nel senso che conduce l’anima a distaccarsi dal peccato, impegnarsi nella preghiera, nella mortificazione e nella vita di grazia praticando le virtù, ad accostarsi con frequenza ai Sacramenti della Confessione e della S. Comunione con le dovute disposizioni, e a conformarsi sempre di più a Dio e alla Sua Santa Volontà;
  • costante e disinteressata.

Molte sono le pratiche in cui può esprimersi questa devozione, si tratta dunque, dice il Montfort, di cercare quella più perfetta, quella, cioè, che esiga dall’anima il maggior numero di sacrifici per Dio, che la svuoti maggiormente di sé stessa, che la conservi più facilmente in grazia e nella fedeltà al Signore, che la unisca più facilmente e più perfettamente a Gesù Cristo, che sia più gradita a Dio e che sia più santificante per sé e più utile per il prossimo (n. 118). Questa devozione, scrive ancora il Montfort è la Consacrazione di sé stessi alla Santa Vergine e, per mezzo Suo, a Gesù Cristo. Ne parleremo approfonditamente nel prossimo articolo.   

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