IL TRATTATO DELLA VERA DEVOZIONE A MARIA DI S. LUIGI M. GRIGNION DE MONTFORT – Seconda parte

La perfetta devozione a Maria (Trattato nn. 120-133)

Nella prima parte del Trattato S. Luigi M. Grignion de Montfort ha esposto i principii teologici e le verità su cui si fonda la vera devozione, distinguendola da tante false devozioni. A questo punto dobbiamo chiederci come distinguere, tra le tante, quella più perfetta. Il Santo francese risponde in modo molto semplice e chiaro: “Tutta la nostra perfezione consiste nell’essere conformi a Gesù Cristo, uniti e consacrati a Lui solo, e la devozione più perfetta è certamente quella che più perfettamente ci conforma, unisce e consacra a Gesù Cristo. Ma poiché Maria è, fra tutte le creature, la più conforme a Gesù Cristo, ne consegue che, fra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma maggiormente un’anima a Nostro Signore, è la devozione alla Santissima Vergine, Sua Santa Madre, e che tanto più un’anima sarà consacrata a Maria, tanto più sarà consacrata a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta consacrazione a Gesù Cristo non è altro che una perfetta e completa consacrazione di sé stesso a Maria” (Trattato della vera devozione a Maria n. 120). A questo punto è importante meditare su questa perfetta devozione. Ecco le parole dell’atto di Consacrazione proposto dal Montfort:

Io … peccatore infedele, rinnovo oggi e ratifico i voti del Battesimo: rinuncio per sempre a Satana, alle sue seduzioni e alle sue opere; mi dono interamente a Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, per portare dietro a Lui la mia croce tutti i giorni della mia vita, e per essergli più fedele che nel passato. Ti scelgo oggi, o Maria, davanti alla Chiesa e a tutta la Corte Celeste, come mia Madre e mia Regina. In un atto d’amore ti consegno e ti consacro il mio corpo e la mia anima, i miei beni interiori ed esteriori, il valore stesso delle mie buone opere passate, presenti e future. Ti lascio il diritto pieno e totale di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene, senza eccezione, secondo il tuo volere e per la maggior gloria di Dio, nel tempo e nell’eternità.   

Questo atto di Consacrazione è talmente profondo e ricco che ciascuna frase meriterebbe di essere oggetto di una meditazione. In questo articolo proviamo a farlo cercando di dare alcuni spunti che rimettiamo poi alla riflessione e preghiera personali.

… rinnovo oggi e ratifico i voti del Battesimo …

Questo è un tema ricorrente nella predicazione del Montfort: la Consacrazione come rinnovazione del Santo Battesimo: come il Battesimo è la liberazione dalla schiavitù del demonio per appartenere a Gesù Cristo, così la Consacrazione è una rinuncia a Satana, al peccato, al mondo, a sé stessi, per darsi interamente a Gesù Cristo per le mani di Maria (Trattato n. 126). Una promessa che, a differenza del Battesimo, si fa coscientemente e non per l’interposta persona dei genitori e dei padrini. Quanti, pur essendo battezzati, non vivono da veri figli di Dio, come se Dio non fosse? (Trattato n. 127) Il Montfort insegna allora che la Consacrazione alla Madonna, sarà anche il mezzo più efficace e perfetto per vivere secondo le nostre promesse battesimali. 

“… mi dono interamente a Gesù Cristo, la Sapienza incarnata”

Il fine ultimo della nostra esistenza, ciò per cui siamo stati creati, è la santità; tutta la nostra perfezione sta nell’essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. S. Tommaso insegna che Dio solo è Santo e perfetto, anzi Dio è la santità, la perfezione, noi possiamo solo partecipare della Sua Santità e perfezione. Pertanto la nostra santificazione sta nella nostra unione con Lui. La Vergine Maria è la creatura che maggiormente è conforme ed unita a Gesù, inoltre se la vita cristiana può sintetizzarsi in una imitatio Christi allora è necessario somigliare a Gesù anche nel suo amore filiale verso la Sua Santa Madre. Ancora, la Madonna ha concepito, generato, allevato, educato, formato, fatto crescere, accompagnato Gesù durante tutta la Sua vita terrena: Ella lo ha generato nella carne, ma continua a generarlo in coloro che a Lei si donano interamente. Essi sono figli Suoi per grazia, come Gesù lo è per grazia e per natura. Come la Seconda Persona della Santissima Trinità si è fatta Verbo Incarnato donandosi all’Immacolata, così noi diventiamo Gesù consacrandoci-donandoci a Lei, siamo in Lei “cristificati” per usare un’espressione cara a S. Massimiliano Kolbe che diceva: “Nel grembo di Maria l’anima deve rinascere secondo la forma di Gesù Cristo”, e questa trasformazione è operata dallo Spirito Santo che, quanto più troverà Maria presente in quell’anima, tanto più potrà operare in essa.   

“… per portare dietro a Lui la mia croce tutti i giorni della mia vita, ed essergli più fedele che nel passato”

La Consacrazione non è un punto di arrivo, ma deve essere rinnovata e sopratutto vissuta ogni giorno. Certo non mancheranno gli ostacoli e nemmeno le cadute, ma la Madonna ci aiuterà a rialzarci e a ricevere le grazie necessarie per rispondere ad una chiamata cui sarebbe impossibile rispondere con le sole proprie forze. Ciò che ci viene richiesto è un atto di volontà, impegnarsi nel cammino di perfezione coltivando le virtù. In fondo la Consacrazione non esige altro che il Vangelo: seguire Gesù portando dietro a Lui la nostra croce tutti i giorni della nostra vita. Non esistono scorciatoie, vie diverse … La preghiera da sola non basta se non è accompagnata dalla penitenza e dall’offerta della sofferenza. Maria non ci toglie le prove, ma le addolcisce col Suo Cuore Immacolato. La purificazione rende l’anima splendente. A Fatima la Madonna ci fa capire che l’invito a seguire Gesù portando la nostra croce è necessario non solo per la nostra santificazione personale ma anche per riparare le offese contro Dio e per la salvezza delle anime. Ci sono tre forme di mortificazioni: 1) attendere con amore ai propri doveri di stato (questa è la prima forma di obbedienza a Dio); 2) accettare e offrire le sofferenze che Dio permette nella nostra vita; 3) offrire, col permesso del direttore spirituale o confessore, qualche mortificazione volontaria: dal rinunciare a qualcosa di lecito e a cui i nostri sensi sono legati fino all’offerta di sé stessi come anime vittime (per le anime più eroiche).    

“… Ti scelgo oggi o Maria … come  mia Madre e mia Regina”

S. Alfonso M. De Liguori insegna che noi siamo stati “misticamente” concepiti nel grembo della Vergine Maria nel momento stesso in cui, per opera dello Spirito Santo, Ella ha concepito Gesù per grazia e per natura. Sin dal momento dell’Annunciazione Ella acconsentì a diventare nostra Madre e ad offrire e sacrificare il Suo Figlio Unigenito per la nostra salvezza. Maria ci ha portato nel Suo grembo fino al Calvario dove, ai piedi della Croce, ci ha partorito, non in modo indolore come era stato il parto verginale di Gesù, ma col Cuore trafitto, nel dolore più atroce che una madre possa patire, come le era stato predetto. Gesù le chiede un fiat ancora più difficile: acconsentire di diventare la Madre dei Suoi crocifissori. Chi dubita del ruolo di Corredentrice della Madonna dovrebbe meditare più spesso sulle lacrime di Maria, su quanto le siamo costati! Ma la missione della Madonna per noi era appena all’inizio: da allora e fino alla fine dei tempi Ella, come una buona Madre, trepiderà per la sorte dei Suoi figli. Il S. Curato d’Ars diceva: “neppure in Cielo la Madonna può godersi in pace il Paradiso, perché è come una mamma che ha i figli fuori casa e ne attende il ritorno”. Ma quaggiù noi non siamo ancora nella vita vera e infatti noi non la vediamo! Dice S. Agostino che quando un figlio è nel grembo della madre non vede la mamma perché è dentro di lei eppure da lei riceve ogni cosa di cui ha bisogno per vivere: così è per noi, figli devoti di Maria in questa vita: noi non la vediamo, ma spiritualmente Ella non smette mai di vigilare su di noi, con discrezione perché siamo liberi, cercando di suscitare qualche moto interiore per tenerci lontani dal peccato: un pensiero, un avvertimento, un senso di vergogna, una commozione dell’anima, un germe di pentimento, ecc. fino a spingerci verso la Confessione, ecc.  Ma il giorno della nostra morte, Ella ci darà alla luce alla vita vera e finalmente noi la vedremo!

Ma nell’atto di Consacrazione ci rivolgiamo a Maria non solo come nostra Madre, ma anche come nostra Regina. Se Maria è la Madre di Gesù che è il Re dei Re, allo Ella è anche Regina. Avendole dato un potere sul Figlio Unigenito naturale, Dio Le ha dato un potere anche su tutti i Suoi figli adottivi. Non basta dunque che l’Immacolata sia presente nella nostra anima, nel nostro cuore, nella nostra mente, occorre che Ella diriga, sorregga, governi, in poche parole regni nella nostra anima, muovendo tutte le nostre facoltà interiori (memoria, intelligenza e volontà) e ispirando pensieri, azioni, parole. E se Maria regnerà nella nostra anima, Dio stesso porrà in essa le radici del Suo Regno.

“… Ti consegno e Ti consacro il mio corpo e la mia anima, i miei beni interiori ed esteriori, il valore stesso delle mie buone opere passate, presenti e future … Ti lascio il diritto pieno e totale di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene, senza eccezione … nel tempo e nell’eternità

In queste parole troviamo il cuore della spiritualità della Consacrazione mariana secondo l’insegnamento del Montfort: la santa schiavitù d’amore comporta la spogliazione completa di sé stessi, ci si fa schiavi di Maria Santissima avendo la volontà di compiere qualsiasi cosa per mezzo di Lei, con Lei, per Lei, in Lei, ad imitazione di Gesù Cristo che per primo si fece in tutto dipendente dalla Sua Santa Madre durante la Sua vita terrena. Ci si dona interamente all’Immacolata per essere, per mezzo Suo, totalmente di Gesù. Per mezzo di questa Consacrazione diamo alla Vergine tutto noi stessi, ossia tutto ciò che abbiano nell’ordine della natura, della grazia e della gloria, e ciò senza alcuna riserva e per sempre. Più precisamente Le offriamo (n. 121 Trattato):

  1. il corpo con tutti i suoi sensi e le sue membra;
  2. l’anima con tutte le sue facoltà;
  3. i beni esterni presenti e futuri;
  4. i beni interni (o spirituali) passati, presenti e futuri.

a) Il corpo con tutte le sue membra e i suoi sensi. Maria già esercita un’azione ordinaria nel cristiano per effetto del S. Battesimo: frena le tendenze peccaminose e al male, sottrae il corpo alle tentazioni pericolose e lo rende più docile all’anima, dispone la salute o malattia in base a ciò che più giova per la salvezza eterna, ecc. Con la consacrazione riconosciamo liberamente questo dominio di Maria sul nostro corpo impegnandoci ad assecondare la Sua azione e Le diamo il pieno potere di disporre del nostro corpo in modo che più giovi alla maggior gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Maria potrà utilizzarlo come vittima di espiazione per i peccatori? Ne farà un’immagine di Gesù Crocifisso? Uno strumento di apostolato concedendogli tanti anni e buona salute? Lo deciderà Lei.

b) L’anima con tutte le sue facoltà (memoria, volontà e intelligenza). Tutti i nostri pensieri, progetti, idee, giudizi, affetti, desideri, aspirazioni, ecc. devono essere ceduti alla Madonna. Maria esercita questo dominio mediante la conoscenza che Dio le dà dell’anima nostra (per cui Ella penetra e vede quello che vi è e quello che vi manca e lo fa molto meglio di quanto possiamo farlo noi stessi essendo la nostra vista offuscata dal peccato) e reggendo la nostra attività interna e le nostre facoltà spirituali (dirigendole verso Dio e la Sua Santa Volontà, fatta salva ovviamente la nostra libertà).

c) I beni esterni (o di fortuna). Si tratta delle ricchezze materiali e morali (stima, amicizie, onore …): esse devono servire al cristiano solo come mezzi pertanto con la Consacrazione noi li doniamo a Maria affinché ne disponga a Suo piacere e ce ne distacchi affettivamente ed effettivamente (a seconda dello stato di vita). Di ogni bene esterno, dunque, il consacrato rimane un semplice amministratore mentre la Madonna ne diventa la proprietaria. 

d) I beni interni (o spirituali). Questa offerta è la vera peculiarità della Consacrazione poiché mentre con il corpo, l’anima e i beni esterni noi riconosciamo e ratifichiamo un dominio di Maria che in fondo già c’è nell’ordine della natura, con i beni interni noi Le doniamo qualcosa che di per sé sarebbe nostro, quindi è anche l’offerta più difficile perché con essa il consacrato dona a Maria ciò che ha di più caro: meriti, grazie, virtù, opere buone, preghiere, sacrifici, frutti spirituali delle nostre sofferenze, S. Comunioni, indulgenze, ecc. Tutto egli dona all’Immacolata. Questo punto merita un approfondimento. La premessa è che un’opera buona ha un triplice valore (Trattato n. 122): valore meritorio (è il merito che si guadagna compiendola, il nostro “capitale” di grazia e di meriti per la vita eterna); valore soddisfattorio (è la capacità di un’opera buona di soddisfare la giustizia divina offesa dai nostri peccati e quindi di scontare la pena ad essa connessa per cui quanto maggiore è la pena temporale o il valore soddisfattorio delle nostre buone opere compiute in questa vita, tanto meno sarà quanto ci resta da scontare in Purgatorio); valore impetratorio (è la capacità, delle buone opere, di ottenere le grazie). Il valore meritorio delle nostre buone opere è strettamente personale e quindi non è cedibile, pertanto più che ceduto esso è affidato alla Madonna che lo custodisce, aumenta, purifica, abbellisce per presentarlo al Figlio Gesù, e lo conserva per farcelo recuperare, dopo esserci confessati, se malauguratamente l’avessimo perduto col peccato mortale. Il valore soddisfattorio e quello impetratorio delle nostre buone opere sono invece alienabili cioè, anziché tenerli per noi, possiamo cederli affinché possano essere applicati ad altre anime. Con la Consacrazione noi cediamo alla Madonna sia il valore soddisfattorio ed impetratorio delle nostre opere buone, preghiere e sacrifici, sia quello che eventualmente altre anime volessero applicare a noi (compresi i suffragi che riceveremo dopo la nostra morte). Comprendiamo come questa sia una donazione veramente eroica: chi non ama non può comprenderla, si spaventa e si tira indietro. Questo punto è talmente delicato che il Montfort previene e risponde ad alcune obiezioni che esso potrebbe suscitare nel lettore (nn. 132-133 Trattato). Di fronte ad un’offerta e ad un impegno così radicale forse non potremo più pregare per una nostra intenzione o per i nostri cari, offrire un’indulgenza per un defunto o per noi stessi? Ancora, se ci priviamo del valore e dei frutti delle nostre buone opere, preghiere, S. Messe ascoltate, penitenze, sacrifici, ecc. avremo da scontare di più in Purgatorio? A queste domande bisogna rispondere che non è certo vietato pregare, far celebrare S. Messe per delle nostre intenzioni o per dei defunti, né tanto meno pensare di lucrare un’indulgenza per una certa anima piuttosto che per sé stessi; tuttavia il consacrato deve sempre premettere, a qualsiasi propria intenzione, una condizione: purché sia Volontà di Maria. Questo non ci deve affatto spaventare, anzi dovremmo essere ancora più confidenti nell’efficacia delle nostre opere meritorie in quanto esse, passando per il Suo Cuore Immacolato e le Sue mani purissime, diventeranno sommamente più preziose e gradite agli occhi di Gesù e Dio Padre, esse saranno come preghiere, opere, sacrifici compiuti da Maria stessa e come pensare che Gesù possa negare qualcosa che Gli venga chiesto dalla Sua stessa Madre? Inoltre il Signore potrebbe forse penalizzare chi è stato capace di un atto di Carità talmente grande come quello di mettere questi nostri beni preziosi nelle mani dell’Immacolata affinché Ella ne disponga per il bene di tante anime? Forse che Maria potrà disperderne anche solo un infinitesimo o non ci ricambierà con tutto quello che è più necessario alla nostra anima? Noi non dobbiamo temere, perché a noi ci penserà l’Immacolata stessa. Il vero devoto di Maria, infatti, va sereno verso il giudizio di Dio: S. Domenico Savio, dopo la sua morte, apparendo in sogno a S. Giovanni Bosco, dirà che ciò che lo ha consolato di più nel momento della morte è stato di avere amato la Madonna. Di cosa abbiamo paura? Ogni volta che recitiamo l’Ave Maria diciamo: “prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte“… noi ce ne dimentichiamo, ma la Madonna non si dimentica e nel momento della nostra morte ne terrà conto!

In conclusione, è certo che la Consacrazione ha le sue esigenze, ma il premio merita qualsiasi sacrificio: S. Massimiliano Maria Kolbe usa un’espressione molto ardita quanto veritiera e consolante: “colui che si è consacrato perfettamente all’Immacolata ha già raggiunto la santità e quanto più si lascia condurre da Lei nella vita interiore (spirituale) ed esteriore  esteriore (apostolato) tanto più partecipa della santità di Lei“.

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