La Consacrazione mariana nel pensiero di San Massimiliano Maria Kolbe

Dopo aver fatto un lungo approfondimento sul pensiero del Montfort sulla Consacrazione mariana (alla luce del suo capolavoro “il Trattato della vera devozione a Maria”) in questo articolo cerchiamo di conoscere le caratteristiche principali del pensiero dell’altro grande apostolo della Consacrazione mariana, S. Massimiliano Maria Kolbe, il “folle dell’Immacolata”. Se il Santo francese inquadra la sua spiritualità mariana sopratutto a partire dal tema della maternità di Maria (Ella è nostra Madre, quindi noi dobbiamo venerarla e come forma perfetta di devozione ci consacriamo come Suoi schiavi d’amore), p. Kolbe parte invece dal tema dell’Immacolata Concezione. Il principio fondamentale del suo pensiero è che più l’anima si avvicina all’Immacolata, più e meglio essa troverà Dio: l’anima deve donarsi all’Immacolata illimitatamente, incondizionatamente, per tendere più perfettamente a Dio.

S. Massimiliano s’ispira agli insegnamenti del Montfort, parte da essi, ma sviluppa poi un proprio itinerario mariano che naturalmente tiene conto di alcuni avvenimenti fondamentali che non si erano ancora verificati all’epoca un cui era vissuto il Santo francese: pensiamo solo alle apparizioni della Madonna a Rue Du Bac (e alla medaglia miracolosa) e a Lourdes o alla proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione se pensiamo al piano religioso, e alla fondazione della massoneria moderna, alla rivoluzione francese, alla formazione degli stati moderni fondati sulle persecuzioni alla Chiesa e alla Fede Cattolica, alla prima guerra mondiale, alla diffusione del pensiero marxista, ecc. per fare invece degli esempi di avvenimenti e correnti di carattere più politico, storico e filosofico. 

Se il Montfort parla di dono di sé stessi e dei propri beni (materiali e spirituali) alla Madonna, P. Kolbe si spinge fino alla vera e propria identificazione dell’anima con l’Immacolata la quale prende il posto dell’anima stessa. Questa sostituzione ha come fine di rendere l’anima un docilissimo strumento nelle mani di Maria come un pennello nelle mani di un pittore o una penna nelle mani di uno scrittore, e quanto più essa sarà strumento nelle mani dell’Immacolata, tanto più l’anima potrà compiere meraviglie perché sarà la Madonna stessa ad operare attraverso di lei. Dunque S. Massimiliano parla di un rapporto di unione con l’Immacolata che supera quello dell’offerta giungendo a quella che egli amava chiamare “marianizzazione” dell’anima. Cosi scrive: “consacriamoci a Lei totalmente, senza alcuna limitazione, per essere servi Suoi, figli Suoi, Sua proprietà incondizionata, così da essere in certo qual modo Lei stessa vivente, operante, parlante in noi”.

Un altro caposaldo della dottrina Kolbiana è quello dalla “illimitatezza”: l’anima deve donarsi fino ad annullare anche gli ultimi residui di libertà. S. Massimiliano parla di consacrarsi a Maria addirittura come Sua cosa e proprietà: uno schiavo può ancora dire di avere qualche diritto umano, una cosa no. Per chiarire meglio cosa comporta e come vivere questa Consacrazione, egli la presentava schematicamente come somma di cinque totalità: “Consacrarsi totalmente, illimitatamente all’Immacolata, per la conquista di tutto il mondo e di tutte le anime a Lei, al più presto, col massimo impegno e con l’impegno di qualsiasi mezzo lecito”:

  1. Totalità di donazione: “Consacrazione come dono totale di sé all’Immacolata”.
  2. Totalità di spazio: “per la conquista di tutto il mondo a Lei, convertendo e santificando tutte le anime, ogni nazione e tutto il mondo”.
  3. Totalità di tempo: “al più presto”
  4. Totalità di servizio: “con il massimo impegno”
  5. Totalità di mezzi: “con l’impiego di qualsiasi mezzo lecito”

Il proprium della dottrina kolbiana dunque è questa totalità, l’illimitatezza che implica anche un perfezionamento sempre maggiore per divenire sempre più simili all’Immacolata. Questa illimitatezza è davvero il segreto della santità. Vivere la Consacrazione con una simile radicalità raggiungendo tali vette spirituali è garanzia di salvezza; dice infatti il Santo in una delle sue conferenze ai suoi frati: “(…) chi si è consacrato illimitatamente all’Immacolata con il corpo e con l’anima, con la morte e con l’eternità, questi non va in Purgatorio (…) vi è la certezza morale che Ella non può permettere che vada in Purgatorio chi possiede lo spirito della Consacrazione a Lei” (Conferenze di S. Massimiliano Kolbe, CK 57). La condizione indispensabile della Consacrazione all’Immacolata è la volontà (non un ondivago sentimento) di divenire Sua proprietà. Ricorda a tal proposito S. Massimiliano: “fin quando non c’è la revoca della propria volontà e l’opposizione alla volontà dell’Immacolata, la consacrazione permane anche se noi non la sentiamo o non la comprendiamo (Conferenze di S. Massimiliano Kolbe, CK 64). Quando l’anima è nell’aridità, non prova più fervore o non è nelle condizioni di poter riflettere a lungo, basta un atto d’amore, anche solo invocare il nome di Maria col desiderio di offrirle anche quella condizione, per richiamare alla mente la nostra Consacrazione, che siamo Suoi, e Lei pregherà Gesù per noi.

Veniamo ad un’altra caratteristica fondamentale del pensiero kolbiano: S. Massimiliano vede la Consacrazione anche come una disponibilità incondizionata all’apostolato, per le battaglie del bene contro il male, quindi essa ha un taglio militante e una dimensione sociale secondo cui è necessario consacrare all’Immacolata tutto il mondo, tutte le attività umane, l’arte, il cinema, la stampa, ecc. Nell’insegnamento di padre Kolbe assume dunque rilievo non solo il cammino di perfezionamento personale, ma anche l’aspetto missionario. Questo apostolato non farà del bene solo alle altre anime, ma nella fedeltà ad esso sta anche la propria santificazione. L’ardore apostolico lo vediamo grandemente in S. Massimiliano Kolbe che in una lettera scriveva: “bisogna introdurre l’Immacolata nel cuore degli uomini affinché Ella innalzi in essi il trono del Figliuolo Suo e li conduca alla conoscenza e li infiammi dell’amore del Suo Sacratissimo Cuore“. Egli voleva far entrare concretamente l’Immacolata dovunque, in ogni realtà sociale, la famiglia, la scuola, gli ospedali, le fabbriche, le industrie, i ministeri, le università, l’arte, lo spettacolo, in ogni ambiente di studio e di lavoro, in ogni ambiente ricreativo e culturale. Questa visione universale dell’apostolato contrasta fortemente col pensiero di origine illuminista che vorrebbe relegare la fede alla sfera privata. Secondo S. Massimiliano vi è infatti una chiamata universale, tutti gli uomini dovrebbero consacrarsi all’Immacolata (naturalmente a seconda della possibilità di risposta da parte di ciascuno corrisponderanno diversi gradi di Consacrazione). Tutto lo spirito militante di Padre Kolbe risplende in queste sue parole riferite ad una manifestazione che si era svolta a Roma contro il Papa e contro la Chiesa in cui i partecipanti portavano stendardi e bandiere con Lucifero che abbatte S. Michele: “Noi staremo a guardare? Non basta piangere dietro le persiane, dobbiamo pregare e sacrificarci per la conversione degli erranti e dei peccatori, ma se siamo anime consacrate, se siamo cavalieri dell’Immacolata dobbiamo scendere in campo e combattere”. L’efficacia di questo apostolato dipenderà da quanto il consacrato sarà veramente unito all’Immacolata fino al punto che sia Ella stessa ad operare attraverso di lui. L’apostolato mariano del Santo polacco si contraddistingue per un carattere estremamente militante (non a caso egli chiama i consacrati “Cavalieri dell’Immacolata”) che emerge limpidamente da queste sue parole: “noi siamo per l’offensiva, difendere la religione per noi è troppo poco: si esce dalla fortezza e, fiduciosi nella nostra duce, andiamo fra i nemici e facciamo la caccia ai cuori per conquistarli all’Immacolata; ogni cuore che batte sulla terra e che batterà fino alla fine del mondo deve essere preda dell’Immacolata: ecco il nostro scopo e questo quanto più presto possibile!” S. Massimiliano esortava i suoi frati a darsi da fare e si chiedeva se davanti agli attacchi dei nemici della Chiesa fosse lecito rimanere inattivi, lamentarsi soltanto: “no affatto, ricordiamo che al giudizio di Dio renderemo stretto conto non solamente delle azioni compiute, ma Dio metterà sulla bilancia anche tutte le buone azioni che avremmo potuto fare e che avremo trascurato, su ciascuno di noi pesa il sacrosanto dovere di metterci in trincea, di respingere gli attacchi del nemico con il nostro stesso petto“.

Ci soffermiamo su un ultimo punto: il valore della sofferenza nella vita del Consacrato. Come capire se la nostra consacrazione all’Immacolata è autentica? Il Santo polacco, alludendo alle tre tappe della vita dell’uomo (la preparazione al lavoro, il lavoro e la sofferenza) risponde: “Attraverso queste tre tappe Dio ci avvicina a Sé. Quanto più un’anima sarà dedita a Dio, tanto prima si preparerà alla terza tappa della vita per consolidare il proprio amore all’Immacolata con la sofferenza amorosa. Niente ci avvicina tanto all’Immacolata quanto l’amore unito alla sofferenza offerta per amore. Proprio su questa via della sofferenza possiamo convincerci che davvero siamo consacrati a Lei senza alcuna riserva” (Conferenze di S. Massimiliano Kolbe, CK 236). Quindi oltre al lavoro fisico, c’è anche soprattutto il lavoro della preghiera, ma ancor più quello della sofferenza. S. Massimiliano ricordava spesso che la sezione di lavoro più importante di Niepokalanow (la cittadella dell’Immacolata polacca che egli aveva fondato) era quella dove si trovavano i malati ai quali diceva: “Voi siete nella felice condizione di non vedere i frutti del vostro lavoro, non vedete con i vostri occhi i risultati della vostra sofferenza e perciò l’amor proprio qui non ha niente da fare (…) E’ invalsa tra noi la persuasione che quando c’è una particolare missione da svolgere, qualcuno se ne va in Paradiso e lì ne diventa il responsabile”. Padre Kolbe ricordava anche che l’Immacolata “vuole non solo che lavoriamo, ma anche che soffriamo: essere capaci di sopportare serenamente le piccole croci quotidiane significa donarsi all’immacolata! E non soltanto sopportarle, ma bramarle ardentemente (…) Quando si raggiunge una tale disposizione si raggiunge il vertice della perfezione. Le anime che amano così sentono la gioia della croce, che non è un sentimento, ma risiede nella volontà” (Conferenze di S. Massimiliano Kolbe, CK 65). I Santi non potevano neppure immaginare una vita senza sofferenza: “o soffrire o morire!”. Non si tratta, spiega S. Massimiliano, di amare la croce, la sofferenza per sé stessa, quanto di amarla nella misura che è Volontà di Dio: “Non è facile comprendere questo vertice dell’amore, lo comprendono solo le anime che amano veramente Dio. Esse prendono volentieri su di loro le più grandi sofferenze per la conversione dei peccatori cercando così di riparare almeno in parte l’Amore disprezzato (…) Questa è l’immagine dell’anima religiosa che brucia come olocausto d’amore, il cui sacrificio totale si compie sul letto di morte”(Conferenze di S. Massimiliano Kolbe, CK 195). Se pensiamo a come si concluderà la sua vita terrena possiamo dire con certezza che S. Massimiliano ha veramente vissuto fino alle sue estreme conseguenze la Consacrazione all’Immacolata, e che proprio nell’atto estremo del martirio, del sacrificio della sua vita, egli ne abbia rivelato la più straordinaria manifestazione nonché il fine ultimo, proprio ciò a cui Maria ci vuole condurre: l’uniformità con Gesù!

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