La Passione di Gesù Cristo – 16 Febbraio

Malvagità di Giuda nel tradire Gesù

Punto IV– Allontanatosi dal cenacolo, Giuda raggiunge i nemici di Gesù, cioè i capi della Sinagoga, per accordarsi con loro su come realizzare quel tradimento che già aveva attuato in cuor suo. Ma prima di continuare nella presentazione dei fatti, è necessario osservare che in questo passo evangelico è ripetuto più volte che Giuda era “uno dei Dodici”, come se si volesse mettere in rilievo una circostanza aggravante. L’Evangelista avrebbe potuto dire “uno dei settantadue discepoli ammessi al seguito, ma non alla confidenza del Salvatore”; invece dice proprio “uno dei Dodici”, affinché sia chiaro che è uno dei primi, scelto fra i migliori e innalzato alla più alta dignità della Chiesa.

Riflessione – Giuda era un Apostolo e come tale, in seguito alla chiamata, godeva della grazia particolare del suo stato per salvare se stesso e gli altri, ciò nonostante è diventato un apostata. Era un principe della Chiesa e si è trasformato in un figlio della perdizione; era nella sfera più alta dei santi ed è caduto nell’abisso più profondo del male, come un demonio. Nessuno di noi può dirsi sicuro di non perdersi, quando in Cielo è caduto Lucifero, il più splendente degli angeli, nel paradiso terrestre è caduto Adamo, il più innocente degli uomini e nel collegio apostolico è accaduto lo stesso a Giuda, uno dei più intimi di Cristo. Quanto sono imperscrutabili i giudizi di Dio, unico arbitro giusto e misericordioso, che tutto vede e conosce! Io comunque non devo avvilirmi, ma conservare l’umiltà e il timore, e non devo mai fidarmi di me stesso, ma usare ogni cautela per fuggire i pericoli. Se è precipitato nella colpa chi godeva dell’amore, della dottrina e della potenza del Figlio di Dio, tanto più facilmente posso all’improvviso precipitare io che sono debole e peccatore e non ho tali privilegi di grazia.

Colloquio – Devo pensare che su me stesso non posso fare alcun affidamento, perché, anche se oggi fossi santo, domani potrei diventare peggiore di Giuda. Poiché non posso sapere che cosa mi accadrà in futuro, non devo lasciarmi dominare dalla presunzione di sentirmi al sicuro; purtroppo molte volte mi macchio di questo peccato. Fa’, Signore, che si imprima bene nella mia anima questa verità: io inganno me stesso quando mi stimo qualche cosa.

Pratica – Mi umilierò davanti a Dio ed anche davanti al prossimo, non considerandomi migliore degli altri. Forse si salveranno proprio quelle persone che io considero peggiori di me; e chissà se io, che mi stimo migliore, riuscirò a salvarmi?

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